CATENE ALL’ESPANSIONE DI COSCIENZA (Prima parte): VOGLIO SAPERE, Un’espressione comune per molta gente, che denota un disequilibrio e un inconsistenza emozionale.

CIÒ CHE VOGLIAMO È COMPATIBILE CON CIÒ DI CUI ABBIAMO BISOGNO?

Le malattie emozionali che bloccano l’esperienza della coscienza si riflettono in questi quattro tipi di VOLERE…

  • VOLER SAPERE
  • VOLER AVERE
  • VOLER ESSERE
  • VOLER FARE

Oggi voglio introdurre il concetto della prima malattia: VOLER SAPERE.

Volere sapere è volere controllare, è non volere fluire, o voler accettare ciò che arriva, è rifiutarsi di avere fiducia. In realtà chi vuole sapere in anticipo tutto quello che succederà è perché non nutre fiducia. È un tentativo di ammortizzare l’impatto con l’insicurezza. Volere sapere ogni cosa prima che succeda vuol dire proteggerci di fronte al disastro di non sapere che cosa fare con l’incertezza.

QUALUNQUE ESSERE VIVENTE CHE NON SA GESTIRE L’INCERTEZZA, NON SA NIENTE. UN ESSERE VIVENTE CHE AFFRONTA L’INCERTEZZA CON SAGGEZZA, SI MUOVE NATURALMENTE VIVENDO OGNI MOMENTO COME UNICO, NUOVO, DIFFERENTE.

La vita è incertezza allo stato puro, è bellezza nello stato di massima innocenza, poiché non si sa mai ciò che potrà succedere. Per questo, VOLERE SAPERE è un meccanismo macabro dell’inconscio che vuole perpetuare l’inquietudine e l’insicurezza. VOLERE SAPERE calma l’ansia, ma annulla il mistero; calma il nervosismo ma appiattisce la magia.

NON SI SA MAI NIENTE DI NIENTE, PERCHÉ TUTTO È CONTINUAMENTE NUOVO E DIFFERENTE DA CIÒ CHE CONOSCIAMO GIÀ. IL SAPERE È ETERNAMENTE EFFIMERO.

La consapevolezza si risveglia quando chi crede di sapere relativizza il conosciuto, per aprire un nuovo spazio a scoperte spontanee.

Perché la spontaneità è LIBERTÀ allo stato puro ed innocente. VOLERE SAPERE è una delle schiavitù umane.

Il problema non sta nel non sapere mai niente, bensì nel credere che sappiamo o che possiamo arrivare a sapere. Credere di sapere è un’illusione mentale, una fantasia prodotta da conoscenze acquisite che cercano di trasformarsi in saggezza. Credere di poter giungere a sapere è un progetto fallito ancor prima di cominciare, che spinge molti a voler imparare e accumulare conoscenze, con l’idea che un bel giorno avranno la sensazione di sapere. Quanti più concetti si accumulano, più coscienza si ottiene di quanto sia inutile cercare la saggezza attraverso la conoscenza.

La consapevolezza sa di non sapere nulla, e a sua volta sa tutto, perché è tutto. Da ogni gesto creativo dell’esistenza sorge un atteggiamento energetico inerente ad ogni essere vivente, che lo prepara ad affrontare la sorpresa con un gesto di stupore. L’unica preparazione possibile è non essere preparati a nulla, ma restare invece aperti e disponibili a ciò che ci arriva.

ESSERE è NON SAPERE, e quando comprendiamo di non sapere, si apre una finestra dalla quale possiamo scendere al piano della realtà, del concreto, della vita stessa. Non sapere significa uscire dalla mente, fuggire dal rifugio della ragione all’incontro con l’ignoto.

Non sapere conduce al Sé, ed il Sé conduce direttamente al cuore e all’inconscio.

Il cuore è puro sentimento, la coscienza è pura saggezza, il sentimento ci guida con l’intuizione, la saggezza ci guida con la fiducia. UN CAMMINO MERAVIGLIOSO.

Per le menti programmate tutto questo è pazzia. Disfarsi dell’intelletto? Fuori niente è sicuro né conosciuto…! Eppure è la soglia di una spiritualità che ci porterà a vivere la vita con freschezza ed originalità.

UN BENVENUTO ALLA VITA A TUTTI COLORO CHE SCENDONO DALLA TORRE DI CONTROLLO

La finestra è aperta…

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Alberto José Varela

nosoy@albertojosevarela.com

 

CATENE ALL’ESPANSIONE DI COSCIENZA (Seconda parte): VOLER AVERE, Una malattia emozionale che ammorba quasi tutti gli esseri umani.

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1 commento su “CATENE ALL’ESPANSIONE DI COSCIENZA (Prima parte): VOGLIO SAPERE, Un’espressione comune per molta gente, che denota un disequilibrio e un inconsistenza emozionale.”

  1. Il progresso è sviluppo della conoscenza. Anche l’evoluzione dello spirito è data da sempre nuova conoscenza. Sapere è potere. Altrimenti siamo canne al vento e non esiste né passato né futuro.

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