GUARIRE LA GUARIGIONE? Guarigione Trascendente, un concetto che farà il giro del mondo.

LA GUARIGIONE È MALATA

Un punto di vista trascendente che ti può aiutare a comprendere aspetti profondi della malattia.

 

La Guarigione Trascendente è un concetto di guarigione orientato alla guarigione. Si basa sulla riconsiderazione del significato stesso della guarigione e di quello che è e implica un processo curativo.

Uno degli argomenti che approfondiamo è la messa in discussione di tutto ciò che crediamo sia sano e la riconsiderazione di tutto ciò che non è sano fare.

È diretto fondamentalmente a terapeuti, facilitatori, guide, curatori, maestri e anche professionisti della salute. Non è diretto a malati, né a pazienti o a clienti, né a chi sta cercando di curarsi, anche se tutti loro possono prendere delle buone idee per sé stessi e entrare in un processo di guarigione attraverso questo metodo.

È un momento opportuno per guarire la guarigione. La guarigione, così come la conosciamo, è contaminata da idee e concetti diffusi e poco precisi che allontanano le persone dalla guarigione stessa. La guarigione è stata infettata dal virus del condizionamento umano, ma la sua essenza può essere riscattata.

 CHE CARATTERISTICHE O SINTOMI HA LA MALATTIA DELLA GUARIGIONE?

CHE SI ESERCITA DA UN EGO GUARITORE:  I guaritori credono di curare gli altri, o che le tecniche curino, o anche che le medicine naturali curino. Ancora non si è compreso che la guarigione non dipende da ego o da strumenti o metodi, ma che ha una sua autonomia energetica e di conseguenza il suo proprio potere. L’unica cosa che si può fare è sgomberare il cammino affinché possa arrivare, non interferire con il nostro ego per lasciarle fare il suo lavoro.

CHE SI CONCENTRA SULLA MALATTIA: La guarigione così come viene presentata è orientata alla malattia e non alla salute; a calmare i sintomi e il malessere che produce e non a eliminare le cause e i condizionamenti su cui si regge. Se la malattia è una nemica bisogna attaccarla, e ogni attacco fortifica il nemico. Non è ammissibile creare una divisione tra salute e malattia ma bisogna vederla come due facce della stessa medaglia. Se si attacca la malattia si attacca inevitabilmente la salute.

CHE SIA UNA META O UN OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE: La guarigione si propone come qualcosa che si può ottenere, come se noi esseri umani potessimo curarci attraverso qualche metodo, tecnica o processo. Sotto lo slogan: “Se fai questo o quello otterrai la guarigione. Come se fosse possibile raggiungerla, o come se si potesse andarle incontro. La guarigione non è qualcosa a cui si arriva facendo una serie di cose, ma un atteggiamento che si acquisisce di fronte alla vita e a ciò che ci succede durante la vita. Non è un risultato ma un processo.

Aspirare a guarire la guarigione vuol dire avere problemi con i guaritori. Ma già sono dentro questa confusione.

Lo spirito umano è già sano, la guarigione è la natura stessa dell’Essere. Il nostro essere è già illuminato. Il nostro spirito è sveglio da sempre. Ci siamo dimenticati di questa realtà interna, è stata nascosta o bloccata e ci siamo persi nella periferia, confusa e condizionata. A partire da lì, tutto ciò che si tratta è legato alla manifestazione esterna del malessere e della scomodità interna e di conseguenza ogni lavoro che si faccia per risolvere ciò che si manifesta, inevitabilmente tralascerà la ricerca dell’origine. C’è stata una distrazione che distorce tutto.

FLUIRE ALDILÀ DELLA RESISTENZA, LA NEGAZIONE E GLI ATTACCAMENTI

La guarigione che conosciamo implica un processo in cui si recupera la salute, ovvero  bisogna fare qualcosa per cui ci sia la salute.

Una persona dice di avere un cancro, che ha compreso il messaggio che questa malattia le ha portato, che è grata di essersi resa conto di ciò che l’ha causata perché questa consapevolezza le ha fatto cambiare il suo atteggiamento di fronte alla vita. Questa persona può anche non guarire dal cancro, però è già sana. Assicura di stare a proprio agio con il fatto che la malattia le tolga la vita, lo accetta. Non si oppone al dolore che le produce, non la rifiuta, non protesta, non ha rancore, non si vittimizza, addirittura usa la visita della malattia per vedere, sentire e comprendere, per ringraziare ed evolvere. Quando non c’è lotta o scontro è molto probabile che sia arrivata la guarigione perché si tratterebbe di una persona che sta fluendo con la vita e con ciò che la vita le dà. È sana perché fluisce e accetta. La guarigione è proprio questo atteggiamento, una predisposizione alla gratitudine.

Tutto ciò che fluisce nell’esistenza è sano. E tutto fluisce nell’esistenza, anche gli esseri umani stanno fluendo, che gli piaccia o meno, che lo vogliano o no, il flusso della vita va oltre ogni nostra resistenza, negazione o attaccamento.

Dal nostro essere spirituale siamo tutti sani, lo siamo sempre stati e lo saremo sempre, in questo senso sarebbe impossibile ammalarsi emozionalmente; però la malattia è una creazione della mente umana che desidera soffrire e così attirare l’attenzione, cercare aiuto, essere considerato, sentirsi importante, ecc. Le malattie vivono nella mente e nel corpo, nel cervello e nelle cellule, nascono nella mente e si istallano nelle cellule visto che il corpo è innocente per cui riceve sena riserve tutto ciò che il processo di pensieri gli manda. È tanto importante riconoscere l’esistenza della malattia quanto riconoscere la sua origine.

La malattia è un conflitto psicologico creato da una mente che vuole perpetuare i suoi condizionamenti. La malattia, che può essere mentale e/o fisica rappresenta le due facce della stessa realtà. Squilibrio, disarmonia, rifiuto, rancore, impotenza, opposizione, risentimento, lamentela, odio, ira… sono solo alcune delle parole che definiscono questa realtà interna. Dovremmo chiamare in un altro modo i malesseri fisici o psicologici, forse patologie, quadri, espressioni, però non malattie, perché la malattia è legata a un atteggiamento interno, uno stato emozionale e/o un conflitto esistenziale che non si accetta. Per me essere malato vuol dire non essere in un spazio interno di comprensione.

L’organizzazione mondiale della salute definisce la malattia come un’assenza di salute, e la salute come un’assenza di malattia. Dietro entrambe le definizioni: qual è la vera assenza?

La continuazione di ogni specie animale o vegetale dipende dal fatto che ci sia la riproduzione, l’evoluzione, la preparazione per sopravvivere di fronte alle difficoltà e una costante alimentazione. La perpetuazione del condizionamento funziona come un essere vivente, il modo di riprodursi, evolvere e crescere passa dalla comprensione.

Il condizionamento è la somma di tutte le risposte che ti hanno dato senza che tu avessi fatto nessuna domanda. È tutto quello che ti hanno messo nella testa senza che tu abbia potuto sperimentare in prima persona. Sono tutte le idee sulle cose che gli altri ti hanno imposto  e che non hai potuto scoprire da solo. La somma delle condizioni che si sono installate nella mente dell’essere umano sono la base da cui nasce ogni incomprensione, e di conseguenza la malattia. Se c’è qualcosa da guarire è l’incomprensione e questa si poggia sull’identificazione. Forse la vera assente è la comprensione.

Lidentificazione è il più grande dei condizionamenti, ha così tanto potere che dirige tutti gli altri. L’identità è l’idea su chi sei che ti hanno imposto attraverso un processo di identificazione. È la credenza che si è incarnata in te. Il resto dei condizionamenti saranno al servizio di questo. Per questo affermo che l’identificazione è la madre dei condizionamenti, e che questi rappresentano il più grande trauma dell’uomo, da cui nascono i principali conflitti, o quella che io chiamo malattia. Quando ci identifichiamo smettiamo di comprendere, o meglio iniziamo a vivere nell’incomprensione perché usciamo fuori dall’unità.

È uno degli aspetti più difficili da superare dell’identificazione, perché quando lo pensiamo ci viene l’idea che se ci disidentifichiamo perderemo tutti i benefici apparenti che ci fornisce ogni identificazione. Ci identifichiamo con la malattia perché ci dà molti benefici a cui poi non vogliamo rinunciare se si smette di essere malati. Se qualcuno riceve un pagamento mensile per la sua malattia, gli sarà molto difficile abbandonare la malattia o meglio separare l’identità dalla malattia. Se la malattia fa sì che molte persone ti si avvicinino, si interessino a te, addirittura ti mostrino affetto, ti sarà molto difficile abbandonare la malattia. Sono solo alcuni dei numerosi esempi.

Tra le nostre identificazioni ce n’è una che ha creato la sofferenza più grande, è l’identificazione con la malattia. Su questa identificazione, che si manifesta nelle espressioni “SONO UN MALATO” oppure “SONO MALATO”, si è sviluppato tutto il sistema terapeutico, di salute e di guarigione.

Se una persona ha una malattia e viene trattata come un malato la si sta aiutando a perpetuare questa malattia. Si fortifica il problema.

Non ci sono malati nè persone malate. Essere e stare vuol dire identificarsi con qualcosa. Non siamostiamo malati. Abbiamo delle malattie. Questo è tutto, non c’è altro. Non bisogna trattare le malattie ma le persone che ancora non le accettano, che ancora non hanno compreso che non sono la loro malattia.

DARE UN NUOVO SENSO ALLA MALATTIA: Si definisce malattia una cosa negativa, brutta, che fa soffrire. Però la malattia è la visita di un’energia che viene a portare un messaggio, a farci vedere qualcosa che non riusciamo a vedere. Se non la chiamassimo malattia ma visita dall’aldilà, cambieremmo il nostro atteggiamento nei suoi confronti. Potremmo anche dire: è un sistema interno che si è attivato per riequilibrare qualcosa che era squilibrato. È la manifestazione di qualche squilibrio interno affinché possiamo entrare nella sua piena consapevolezza. Possiamo ridefinirla e darle un nuovo significato.

Vedere la malattia come un cammino, come un simbolo, come un metodo….è la nuova visione della malattia, è considerarla come una luce che viene a mostrarci qualcosa, addirittura a guarire.

Allora si presume che dobbiamo accettarla, riceverla, aprirle la porta e farla entrare affinché ci consegni il messaggio.

Per me, ogni volta che una malattia mi ha visitato, ho sentito più o meno la stessa cosa, come una potente energia che si impossessava di me; davanti a ciò, dalla mia anima adotto un atteggiamento di totale predisposizione a lasciare che mi possieda, semplicemente sentendola, ringraziandola, osservandola, accettandola.. e sono talmente tante le cose che ogni dolore, ogni malessere, ogni malattia mi hanno insegnato..

Quando mia figlia di appena 6 anni si è ammalata di epilessia, mi sono inginocchiato a riconoscerla, a ringraziarla, seppi che quella malattia sarebbe stata parte della vita e dello sviluppo di mia figlia. Dopo 3 anni da quando la malattia se ne è andata, ci ha lasciato così tanti insegnamenti, esperienze uniche; ogni attacco di epilessia era un incontro con l’amore e la comprensione, ogni volta che arrivava io stesso insegnavo a mia figlia a riceverla e a non opporre resistenza, ad abbandonarsi e confidare nel fatto che il suo corpo sapesse cosa fare. Ha permesso a sua madre e a me di guardarla con amore, trasmetterle l’accettazione incondizionata di quello che viene e di quello che è. È entrata profondamente nell’essenza di nostra figlia, e ci ha lasciato un insegnamento che non ha prezzo.

Benedetta malattia.

La coscienza della coscienza è supercoscienza. La guarigione della guarigione è trascendenza.

 

Alberto José Varela

nosoy@albertojosevarela.com

 

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