TESTIMONIANZA SULLA TECNICA CHE RIVOLUZIONA GLI APPROCCI TERAPEUTICI. No-Terapia, un mirino telescopico diretto al centro del problema psicologico: l’identificazione.

MI CHIAMO SERGIO SANZ NAVARRO, SONO PSICOLOGO E VOGLIO CONDIVIDERE LA MIA VISIONE E GRATITUDINE RISPETTO ALLA MIA ESPERIENZA CON LA TECNICA TERAPEUTICA PIÙ RAPIDA E DIRETTA CHE ESISTA

Una persona si può rendere conto in pochi minuti di quale sia la credenza fondamentale riguardo se stesso che ostacola seriamente la propria vita. Ciò è possibile tramite la “No-Terapia”

Ho assistito per la prima volta ad una seduta di No-terapia durante il mio primo ritiro di Ayahuasca oltre 4 anni fa, quando vidi come il creatore di questa tecnica, Alberto José Varela, fondatore e direttore di Ayahuasca International, portava avanti un confronto con una donna, facendole dichiarare una serie di affermazioni che le permisero di rendersi conto che non si era ancora permessa di essere se stessa. Secondo quello che questa donna raccontava, si era trasformata in una sorta di succursale di sua madre, acquisendo dentro di sé la maniera in cui la madre l’aveva controllata e schiacciata, tanto da essere arrivata a confondere la voce che le parlava in quella maniera con la sua propria voce.

Avere la possibilità di osservare la propria situazione in una maniera così diretta e chiara le aveva permesso di vedere come la sua mente fosse divenuta il palcoscenico di un tribunale quotidiano, nel quale sua madre era il giudice che dettava verdetti dalla mattina alla sera, e, talvolta, persino nei sogni. Quando questa donna si rese conto di come si stava mantenendo fedele a sua madre, e di aver trasformato la sua vita in un sacrificio per poter pagare un “debito d’amore”, la sua vita cambiò completamente. Approfitto per poter dire che “Debito d’amore” è un ossimoro, ovvero una contraddizione: colui che ama non indebita né presenta conti e fatture, poiché il vero dare è, simultaneamente, ricevere, e non ha bisogno, né esige, di pagamenti futuri.

Per me, essere presente a quello spettacolo liberatore, ha rappresentato il consolidamento all’esterno di qualcosa che stava maturando e crescendo dentro di me, e che stavo già mettendo in pratica  con le persone a me vicine, ma al quale non avevo ancora dato una forma, essendo solamente una tendenza naturale frutto della mia intuizione. È per questo che ho compreso e implementato così rapidamente la No-Terapia e sono diventato estremamente efficace nel sostenere gli altri nei miei interventi terapeutici.

Utilizzo questa tecnica da 4 anni e sono aperto al fatto che altri la usino con me, ma devo dire che, una volta compresa pienamente, cessa di essere una tecnica e diventa uno sguardo, un metodo naturale della coscienza, per l’auto-esplorazione e liberazione di ciò che si è e ciò che non si è, e che a sua volta facilita negli altri il divenire consapevoli di queste due cose fondamentali per essere in pace.

Dopo tutto questo tempo e data la profonda gratitudine che provo per aver scoperto qualcosa del genere, ho sentito la necessità di descriverlo con le mie parole e a partire dalla mia esperienza.

A seconda di ciò che un essere umano vive nella sua infanzia, finisce per creare una falsa conclusione riguardo se stesso, che agisce come un pensiero nascosto che seppellisce la persona. Si tratta di una bugia su se stesso e, dopo averla sentita tante volte detta da altri (principalmente i propri genitori) finisce per credere che sia vero. Come disse Joseph Goebbels, ministro della propaganda nazista: “Una bugia ripetuta mille volte diventa una verità”. Molte volte al bambino non è stato detto direttamente “non meriti amore”, ma lo ha percepito inconsciamente a causa del rifiuto o del giudizio che sentiva dagli altri. Il bambino crea bugie e se le ripete più e più volte, fino ad arrivare a crederci. In quel momento sviluppa la propria idea riguardo se stesso.

Un bambino non ha la capacità di rendersi conto che ciò che suo padre o sua madre gli dicono viene dalle loro ferite. Egli pensa: “Se mio padre e mia madre non mi amano e non mi accettano incondizionatamente, qualcosa dentro di me deve essere sbagliato, quindi io dovrei essere diverso da quello che sono”; in quel momento, che è il risultato di una serie costante di attacchi ricevuti, il bambino si rompe internamente, e cristallizza un pensiero riguardo se stesso che, nonostante sia una bugia, lui vivrà come una verità per il resto della sua vita, a meno che non ne prenda coscienza e se ne liberi.

Il bambino lo fa per salvare l’innocenza dei suoi genitori e si carica, così, delle loro proiezioni. Devo dire che i figli dei facilitatori di questa organizzazione, essendo cresciuti in questo ambiente, sfidano tutte le leggi della psicologia evolutiva, essendo in grado a 7 anni di riconoscere quando i genitori proiettano su di loro i propri problemi personali, e quindi sono in grado di farlo presente e di richiedere loro di assumersi la responsabilità della propria rabbia. I bambini, infatti, riescono a capire in tenera età cosa sia una proiezione.

Cosa sono le bugie personali? Si tratta di credenze che vivono nascoste come segreti che nessuno deve sapere, per esempio: “Non merito amore”, “Sono pericoloso”, ” Sono un egoista”, “Non valgo nulla”, “Sono una merda”, ” Sono una seccatura”, “Sono meglio degli altri” ecc.

A seconda  del pensiero fondamentale che abbia sviluppato riguardo se stessa, la persona progetterà la sua vita in maniera tale da poter dimostrare agli altri di essere o meno quel pensiero – alcuni scelgono di riaffermare la propria credenza e altri di negarla – e in ogni caso la vita sarà soggetta a quell’atteggiamento che si ha rispetto l’idea di se stesso; l’individuo gli dedicherà tutti i suoi sforzi, trasformando la propria esistenza in qualcosa di estenuante e destabilizzante.

Un esempio. Se pensi di essere “un egoista”, ti sacrifichi costantemente per convincere te stesso, attraverso gli sguardi degli altri, che non lo sei. Può avvenire attraverso delle azioni o semplicemente soffrendo in continuazione, in modo da non lasciare gli altri a soffrire da soli, come se così facendo li abbandonassi; come se  la vita fosse un tenebroso camminare insieme verso il Calvario, e il modo migliore per sostenere l’altro fosse soffrire con lui. Questo caso è molto comune nelle donne a cui le rispettive madri hanno detto “figlia mia, con tutto quello che ho fatto per te… e ora mi lasci sola”; la figlia crede a quelle parole e diventa quindi madre di sua madre, pensando in questo modo di aiutarla, quando in realtà sta contribuendo pesantemente alla dipendenza.

Una delle strategie che emergono da questa comprensione è: come interrompere la relazione nevrotica in corso con la madre?

Un altro esempio. Nei casi in cui ti abbiano protetto eccessivamente, puoi arrivare a pensare “Sono un incapace”, e rendere la tua vita una costante dimostrazione di successo e fuga dal supposto fallimento. A volte le madri hanno paura che succeda qualcosa di brutto ai loro figli, e lo evitano controllandoli completamente in modo da non doversi sentire in colpa nel caso avvenisse davvero quello che loro immaginano, quindi dicono costantemente “Stai attento!”, portando il bambino a pensare “Io sono pericoloso”. Crescendo con quella convinzione, si allontanerà dagli altri pensando che il mondo sia cattivo (può costruirsi un sotto-personaggio da vittima), quando in realtà ciò che fa è allontanare gli altri da se stesso generando rifiuto o autoescludendosi, ovvero, mettendosi in quarantena perché crede che danneggerà gli altri, credendo di essere “pericoloso”.

La No-Terapia si dedica a far sì che la persona possa dichiarare pubblicamente la falsa identità con cui si identifica, così che in seguito, e se lo desidera, essa possa essere smantellata e possa perdere tutta la forza che stava acquistando nell’oscurità dell’inconscio.

Queste sessioni vanno svolte in pubblico, poiché la persona teme che la propria identità falsa venga esposta. Quando la bugia (ritenuta essere vera) viene scoperta dagli altri, comincerà a indebolirsi; per questo deve avvenire in quello spazio circondato dalle altre persone, per attraversare la paura del giudizio altrui. Nella realtà quotidiana la persona vive immaginando e temendo ciò che gli altri pensano; la vera fonte delle sue paure proviene da quello che le dice  violentemente “L’alterità”, una voce fuori campo che vive nella sua mente, che interpreta tutto basandosi su supposizioni, e che ha lo scopo insidioso di soppesare argomenti per raggiungere un verdetto o una conclusione accurata di ciò che si è. “L’alterità” è stata anche chiamata ego, condizionamento, programma mentale, o, come viene chiamata nella No-Terapia, PROGRAMMA O SISTEMA DI IDENTIFICAZIONE.

Il non-terapeuta è un facilitatore che indica alla persona di fare delle “dichiarazioni” in pubblico, poiché questa parola ha la connotazione che ciò che viene detto è reale, e quello che vogliamo portare alla luce è ciò che è falso, per questo motivo si DICHIARA. Non è una confessione perché non ha nulla a che fare con un errore né vi è alcun motivo per sentirsi in colpa.

Questa capacità di vedere ciò che la persona pensa di sé deriva dal prestare attenzione alla sua storia, ma soprattutto dalla volontà del facilitatore di vedere fino in fondo a se stesso: più profondamente sei disposto a vedere la bugia in te, più sei in grado di vederla negli altri. Liberiamo quindi qui la parola bugia da ogni connotazione di colpa o intenzione malevola di voler ingannare.

Il processo di invitare il partecipante a rendere pubbliche dichiarazioni va fatto con grande delicatezza, con un occhio rivolto verso l’esterno e un altro verso l’interno per essere consapevole della propria proiezione. Ad esempio, se si invita l’altro a dire “Sono egoista” e lo si fa con una notevole carica emotiva, intrisa di  rabbia o esigenza – potrebbe avvenire nel caso in cui pensassi ciò anche di me stesso e non mi fossi liberato di questa credenza – ciò che faremmo  sarebbe installare ancor di più quella credenza nella persona, invece di disinstallarla, che è ciò che desideriamo.

La prima parte della No-terapia ha a che fare con la bugia e la seconda con la verità; quest’ultima a volte rappresenta una sfida molto più impegnativa rispetto alla prima parte, perché, per una persona che crede di essere una merda, è molto difficile e imbarazzante dichiarare e riconoscere pubblicamente “Merito amore “o” Sono assolutamente innocente “.

Si chiama No-terapia perché non si concentra sul credere al personaggio né al suo discorso, come si fa in qualsiasi terapia (credere alla persona vorrebbe dire associarsi alla sua sofferenza), ma bensì sul mettere in discussione proprio la bugia personale per mettere in evidenza ciò che realmente È, poiché quello che È va oltre ogni pensiero e ogni falsa identità. Nel mio caso posso affermare che “Sergio” è un personaggio, io non sono Sergio o nessuno dei suoi sottotipi, e vederlo mi permette di liberarmi dal carcere dei limiti.

La No-Terapia si concentra sulla scoperta della bugia, quindi la verità emerge da sola; il processo è sempre liberatorio perché la verità non fa male, la verità libera e ci dà le ali per volare.

Usiamo questa tecnica che è stata sviluppata da più di 10 anni per diventare una visione globale dei problemi umani riguardanti l’identità; questo si riflette nelle integrazioni che facciamo nei nostri ritiri e seminari di evoluzione interiore con uso terapeutico di enteogeni, così come nella Scuola Europea Ayahuasquera e nella Scuola Cosciente (una scuola che permette di espandere la coscienza e di liberarsi senza assumere alcun rimedio naturale enteogeno).

 

Sergio Sanz Navarro

Facilitatore e integratore di Ayahuasca International

Psicologo di Inner Mastery

Professore della Scuola Europea Ayahuasquera

psicologia@innermastery.es

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