UN PROCESSO DIROMPENTE! Testimonianza di una partecipante ai ritiri.

A CACCIA DEI CONDIZIONAMENTI DEL PASSATO

Rafforzare il testimone interno per guarire nel qui e ora. Morire poi, è una figata!

 

Ciò che mi spinge a scrivere questa testimonianza è forse una specie di bisogno di visualizzare in parole e lasciare una traccia a me stessa del periodo incredibile che sto attraversando e delle cose che mi stanno accadendo.

È passato solo un mese e mezzo dal mio primo incontro con l’Ayahuasca e mi sembra siano passati anni. Sì, perché la mia vita si è trasformata, c’è stata una specie di rivoluzione, ma tanto naturale e lieve, eppure totale al tempo stesso, che solo cambiamenti diluiti in un tempo molto più lungo avrebbero potuto avere lo stesso effetto. Eppure, solo un mese e mezzo.

La mia primissima sera e assunzione di Ayahuasca sono state dirompenti! Ero atterrita da un tripudio di visioni ed emozioni. L’io che si decomponeva fino a disperdersi, la realtà si sfilacciava…

La mia mente diceva: “Cielo! Tutto questo è troppo, io non ho bisogno di questo bombardamento, io faccio le mie cosine con calma, ho le MIE pratiche…tutto ciò è troppo violento per me!”. Ero decisa ad andar via.

Sono piombata in una grande confusione.

Sono rimasta. La seconda sera è stata la sera della cura.  I facilitatori hanno accompagnato con il loro canto il mio pianto di guarigione, durato tutta la notte.

È stato questo l’inizio del mio percorso.

Ho attraversato il dolore di molte delle mie ferite: l’amore non ricevuto da bambina, il non sentirmi accettata dai miei genitori per essere una bambina invece che il maschio desiderato, ho rivissuto il dolore straziante e la colpa di un aborto che al tempo mi era sembrato nient’affatto traumatico.

Ho compreso che cos’è il perdono: accogliere il male che ci hanno fatto e che abbiamo fatto come semplicemente “necessario”, come karma, la cui catena può essere spezzata solo accogliendo quel dolore e rendendogli grazie, accettando il suo inestimabile dono di “vedere”.  Se mia madre non mi avesse negato l’amore da bambina, come avrei potuto oggi coccolare quella bambina, accogliere le sue lacrime e amarla io stessa, incondizionatamente come merita? Ho visto la catena del cercare fuori, dell’aspettarmi dagli altri amore, comprensione, giustificazione alle mie mancanze, “dai anche se non vado bene mi ami/amate lo stesso vero?”. La dipendenza dall’amato o dagli amici per colmare un vuoto di amore lasciatomi dall’infanzia, che finora avevo riempito di rabbia e tristezza e insoddisfazione perenne. Convivo da sempre con quel senso che mi manca qualcosa, cerco, viaggio, faccio, imparo, mangio molto di più di quanto abbia bisogno, fumo, eppure mi manca sempre qualcosa…e allora mi annoio o mi stufo o scalpito e mi arrabbio e poi piango sconsolata, manca sempre qualcosa.

Non dico che tutto ciò sia sparito, sono consapevole che il percorso è infinito e mai potrò dirmi “arrivata” o cose del genere, ma ora vedo! Vedo i miei condizionamenti, mi “sgamo” milioni di volte al giorno! Mi succedeva anche prima, ma adesso è come se l’osservatore esterno fosse ancor più vigile, eppure dolce, fermo e lucido, ma accogliente.

Vedo le mie insicurezze, i miei passi indietro, la mente che instilla dubbi dappertutto, l’ego che difende il suo campicello. “Ah, ma forse devo fare così, gli altri se lo aspettano da me”, “ah, ma questa volta sono stata brava!”, “beh, avresti potuto fare meglio, non è abbastanza, non sei abbastanza”.

Queste vocine ci sono ancora, semplicemente le ascolto con un altro orecchio, un orecchio che sorride, e mi condizionano un po’ meno, e se mi condizionano vedo che sto agendo per il mio condizionamento.

Quando questa spazzatura si mette da parte, quando tutte le lacrime si sono esaurite e tutta la rabbia è stata sfogata, il cuore trova uno spazio grandissimo e meraviglioso e si connette al cosmo intero. L’uno ci accoglie tra le sue braccia infinite e i confini si mostrano per quello che sono: difesa dell’ego, della dualità.

E da lì si partecipa al gioco dell’essere!

Morire poi è una figata! Una notte, per la prima volta, mi sono lasciata morire. Sentivo il mio corpo dibattersi, le mie resistenze arrivare da ogni dove, poi ho lasciato che accadesse, tra le lacrime per la mia stessa morte. La resa. Quale liberazione!

Mi sono vista rinascere, in una conchiglia. E poi ho sentito che questa bambina nuova cresceva e diveniva ragazza. Assumersi responsabilità la rendeva una donna. Responsabilità è non fuggire, non sviare, come mi è successo per una vita intera. È necessario che l’intento sia chiaro e limpido e fermo, responsabile. Niente più scuse! Al bando le manfrine!

E poi c’è anche il corpo! E la vita quotidiana! Tutto è lì a nostra disposizione, per essere sperimentato con nuovi occhi. Aiutare come semplice conseguenza dello stare con gli altri, perché è semplicemente necessario darsi una mano al momento del bisogno, non perché se non aiuto mi sento in colpa e non sono abbastanza per il mondo.

Lasciar andare, accettare, accogliere ed infine amare se stessi è la via.

Affrontare i propri demoni, farci la pace e farseli alleati. Tutte cose lette e rilette, capite e piante e rilette e riparlate…ora finalmente comprese! Il mio corpo, la mia pancia, il mio cuore le hanno comprese, ed ora sono mie.

Continuo ad avere intuizioni, mi si uniscono tutti i puntini, come nel gioco della settimana enigmistica!

Continuo ad avere resistenze anche! Il cammino non è di certo costellato di sole rose e fiori! Si ricade nelle resistenze. La resa, nella sua meravigliosa semplicità, è paziente e ci attende ogni volta come se fosse la prima volta, per lasciar andare un altro pezzetto della nostra vecchia identità. Quella che non ci serve più nella danza della realtà.

Tante cose mi sono accadute in questo breve lasso di tempo che potrei scriverne un libro. Mi fermo qui.

Provo un grande rispetto e una profonda gratitudine nei confronti di tutti i facilitatori che ho incontrato finora e di Alberto Varela, che non ho ancora conosciuto di persona, ma di cui sento l’intento saldo e la chiara visione. La liberazione interiore e l’espansione di coscienza individuale passa attraverso quella dell’umanità intera: ora ho compreso profondamente questo principio buddista.

E anche questa è una via necessaria alla quale voglio dare il mio contributo.

Che la pace e la chiara visione accompagni i vostri passi, così come i miei.

 

Lorena

 

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