RECUPERANDO LA DIGNITÀ (Prima parte): Quando muore la colpa, scompare il giudizio e non ci sarà più auto castigo. Dal film PADRI E FIGLIE.

LIBERTÀ È QUANDO SMETTE DI ESSERCI UN GIUDICE INTERNO CHE CI CONDANNA

L’abilità di recuperare l’innocenza di fronte a un condizionamento che ci accusa per tenerci schiavi.

Chi si trova in un processo di guarigione sa che recuperare la dignità è un’impresa titanica, che sembra non avere fine, tanto che in alcuni momenti sorge un’impotenza che blocca, che ci fa credere di non poter tornare all’innocenza originale, che questa è una cosa irraggiungibile. Tuttavia è qualcosa che sta succedendo a molte persone in tutto il mondo, sono quelle che vanno a sanare in fondo, a partire dall’anima. Non tutti accettano il fatto che guarendo la ferita della colpa inizia il processo di trasformazione.

Il problema è molto profondo e radicato, il pensiero è pieno di conclusioni: tante cose fatte male, mai fatte o che non si sarebbero dovute fare; tante cose successe che non sarebbero dovute succedere, che sarebbero dovute succedere in un altro modo o che non sono capitate anche se lo desideravamo tanto. La sensazione di imperfezione produce scontentezza e lamentela in abbondanza. Ogni pensiero di imperfezione o errore produce un conseguente sentimento di ingiustizia. Quando sentiamo l’ingiustizia diventiamo i peggiori giudici degli altri, della vita e dell’esistenza, semplicemente perché RIFIUTIAMO. Ma per guarire dobbiamo comprendere perché rifiutiamo.

La psicologia assicura che ci sono molti tipi di traumi o ferite, per esempio: tradimento, abbandono, disamore, umiliazione, abuso, perdita, giudizio ecc ecc. In realtà tutti hanno a che fare con il RIFIUTO che viene sperimentato in molti modi. Il rifiuto è l’eredità trasmessa negli uomini di padre in figlio, e in questo siamo implacabili perché ogni volta lo facciamo di più e con metodologie più elaborate. Abbiamo accumulato così tanto in migliaia di anni che adesso esistono migliaia di modi di rifiutare, è la proiezione della ferita madre di tutti i traumi. Per esempio quando non ascoltiamo, quando disprezziamo, quando non prestiamo attenzione, quando mentiamo o inganniamo, quando diffidiamo o siamo ultraprotettivi, quando gridiamo o usiamo toni dispregiativi, quando rispondiamo a domande che non ci stanno facendo, quando obblighiamo altri a credere o pensare quello che noi abbiamo imparato… Sono talmente tanti i modi che abbiamo creato per fare sentire all’altro che ci dà fastidio, che non ci piace così com’è o che è inferiore a noi, che il rifiuto diventa un’esperienza quotidiana che penetra fino al midollo e si installa sempre di più nei dintorni della nostra anima, chiudendola e condannandola a non esprimersi. È così che il nostro interiore diventa una vera e propria bomba che esplode ogni giorno e che si può disattivare attraversando un complicato labirinto.

Quando il cuore si chiude la ragione prende il potere e sviluppa la sua spaventosa strategia di perpetuazione del rifiuto.

Siamo diventati esperti nel rifiutare i nostri figli in mille modi diversi. Il mio processo di comprensione e guarigione mi mette alla prova quasi ogni giorno per osservare i livelli interni di rifiuto che posso avere io o l’ambiente che mi circonda.

Adesso sono le 4 di mattina, qualche ora fa è venuta mia figlia Amelys piangendo. Mi ha detto: “sono molto triste papà perché quando mangio, mi faccio la doccia o vado a dormire penso che ci sono molti bambini che non hanno quello che ho io e che stanno soffrendo. Il suo pianto era straziante, la sua tristezza molto profonda. Avevo appena finito di cenare in una casa di Marbella dove con parte della famiglia passiamo le vacanze, e prima di cenare ho detto: Sono nel migliore ristorante di tutta la costa del Mediterraneo… un luogo perfetto, clima perfetto e un profondo scambio. Mia cognata Beatrice ha preparato una cena squisita, beviamo un buon vino italiano regalato da Erik e Michela, una coppia di amici, l’unica cosa che potevo dire è: CHE REGALO DELLA VITA ESSERE QUI DOVE SONO E CON CHI MI ACCOMPAGNA E CON IL BENESSERE INTERNO ED ESTERNO CHE SENTO! Però un attimo dopo è arrivata la reazione di Amelys, una bambina di 9 anni in uno stato riflessivo che l’ha portata a un’esplosione emotiva, forse perché avevamo parlato dell’ingiustizia che si commette nel mondo, del fatto che si trattano molto male i bambini; eravamo d’accordo che il maltrattamento infantile è la barbarie più atroce che gli esseri umani possano commettere, e l’origine di tutte le nostre disgrazie. Lo sfruttamento, la prostituzione e l’abbandono dei bambini è stato il tema trattato, come vengono obbligati a fare tante cose, come venga sfruttata la loro debolezza e innocenza per manipolarli, e di come questo abbia ripercussioni su tutta l’umanità.

Nel momento in cui Amelys piangeva, ho messo la mano sul cuore di mia figlia per dirle: per favore figlia mia, non smettere di sentire questo dolore che stai sentendo, ma non permettere nemmeno che questo dolore ti renda una bambina infelice. È così bello sentire dal cuore, la sensibilità che tutti abbiamo è una delle cose più belle che possiamo esprimere. Ho ripetuto ad Amelys: per favore senti quello che stai sentendo, non rifiutarlo; a volte è odio, altre volte amore, solo ti chiedo di sentire senza pensare a quello che dovresti sentire, o al fatto che dovresti pensare a quella o quellaltra cosa, ogni sentimento arriva per qualche motivo e lunica cosa che possiamo fare è accettarlo. Per favore, non rifiutarlo.

Andando a letto ho visto un film “PADRI E FIGLIE” sul dramma che vive una bambina di 8 anni per la morte dei suoi genitori, e di come questo evento la condiziona per gran parte della vita a provare la paura di essere abbandonata. Il suo comportamento auto distruttivo la porta continuamente nella ferita, come se fosse condannata a soffrire per la ripetizione del possibile momento in cui è stata abbandonata dai suoi genitori, che in realtà sono morti in un incidente. Nella mente innocente della bambina si crea una conclusione orribile: se mi hanno abbandonato è perché me lo meritavo, di conseguenza non sono degna dell’amore di altre persone. In questo modo la sua vita si crea sull’idea di non meritare l’amore e davanti a questa cosa l’unica possibilità era soffrire.

Ogni bambino decide inconsciamente di assolvere i genitori per incolpare sé stesso, qualsiasi cosa capiti, anche se i genitori lo abbandonano, lo maltrattano, lo castigano o lo umiliano, se ne farà sempre carico e arriverà alla medesima conclusione interiore che tutto quello che gli fanno se lo merita. È un atto d’amore che viene dall’innocenza che quasi ogni bambino possiede in questa giovane età. L’impossibilità di incolpare altri o di non poter impedire che gli arrivi ciò che non gli appartiene è ciò che crea la ferita originale del RIFIUTO. Proprio per non poter rifiutare ciò che gli provoca indegnità e indignazione e per trasformare ciò che percepisce in un rifiuto verso sé stesso.

SE IL RIFIUTO CAPITA NEL MOMENTO O SITUAZIONE PRECISA IN CUI IL BAMBINO STA CREANDO L’IDEA DI SE STESSO, ALLORA RESTERÀ TOCCATO NEL PROFONDO DELL’ANIMA PER AVER PERCEPITO CHE IN LUI VIVE LA COLPA. IL RIFIUTO È INTIMAMENTE LEGATO ALLA COLPA.

Anche se il lavoro interiore che realizziamo è costante, profondo e pieno di dedicazione, l’esercito di pensieri che il nostro giudice interno ha organizzato, ci viene a cercare quando ci apprestiamo a fare un passo verso la libertà dalla colpa. È come se non ci autorizzasse a smettere di sentirci colpevoli, perché così romperemmo la lealtà fondamentale verso il nostro sistema familiare e verso la sofferenza degli antenati.

La nascita della libertà avviene quando non ci sono più strascichi di colpa che ci tormentano dentro; la ragione vuole farci credere che non ci meritiamo l’amore, che non siamo degni dell’abbondanza. È un momento così magico e guaritore poter renderci conto da un cuore aperto e da una coscienza espansa che siamo e siamo stati sempre innocenti, e che la colpa è stata un’illusione.

È molto semplice spiegarlo così ma molto difficile arrivare a comprenderlo dall’anima. Per questo dedicherò un altro articolo a sviluppare come affrontiamo la guarigione a partire dall’idea dell’errore, dell’ingiustizia e del castigo che ci auto infliggiamo.

Il solo fatto di approfondirlo crea le condizioni affinché inizi a esserci la guarigione.

La senti?

 

Alberto José Varela

nosoy@albertojosevarela.com

 

RECUPERANDO LA DIGNITÀ (Seconda parte): Accettare e comprendere il rifiuto per poterlo fare a pezzi affinché smetta di dominare la nostra vita.

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