UNA RETATA IN INDIA: 4 facilitatori, oltre 40 partecipanti al ritiro con Ayahuasca.

UN’ESPERIENZA MERAVIGLIOSA!

Trattenuti in un commissariato indiano per aver realizzato una sessione di Ayahuasca in un complesso turistico di Mysore.

 

«PANICO» è la parola che definisce questa esperienza, però si tratta di un panico illuminante. Un giorno intero di detenzione per rilasciare dichiarazioni su presunti crimini che avrei commesso e per i quali, mi è stato riferito in seguito, avrei dovuto scontare più di 10 anni in prigione. Mi hanno detto che almeno mi avrebbero mandato in una prigione di quelle messe non tanto male.

Grazie India, grazie alla polizia indiana che ha contribuito alla prima retata indiana a danni di un’attività con Ayahuasca e grazie agli indiani che hanno partecipato alla loro prima toma di Ayahuasca realizzata in India. Ho avuto una delle migliori esperienze Senza Ayahuasca nella quale ho VISTO e COMPRESO molti più aspetti della vita, e della mia in particolare, che in 100 altre cerimonie con Ayahuasca.

Lo dico sempre, e adesso lo confermo una volta ancora, che la vita stessa ci regala situazioni con un livello di amore e comprensione che non si possono equiparare a nessun viaggio enteogeno o a nessuna visione derivata da stati alterati di coscienza.

Dopo la prima sessione di Ayahuasca che abbiamo fatto giovedì 21 gennaio, nella quale abbiamo potuto verificare il grado di apertura e di coinvolgimento spirituale che caratterizza gli indiani, durante la seconda notte è arrivato un reggimento di polizia con molte macchine per arrestare tutti i presenti per una serie di presunti crimini. Gli interrogatori sono cominciati subito sul posto, dopo essere entrati senza un mandato visto che in India non è necessario un tramite giudiziario per intervenire. Soprattutto perché era stato detto loro che la nostra era un’organizzazione dedita al lavaggio del cervello per l’addestramento di cellule terroristiche. Vale a dire che stavano investigando su di noi ancora prima di arrivare in India, a causa ad un infiltrato di polizia nel gruppo dei partecipanti.

Al momento dell’arresto era stato dato solo un poco di rapé (tabacco insufflato per il naso) e io non ero presente sul posto perché stavo cercando un hotel, visto che non c’era più posto per nessuno ed il proprietario del sito mi aveva mandato in un hotel a 5 stelle per passare la notte li. Ma dopo un’ora mi chiamarono per informarmi che era arrivata la polizia sul luogo del ritiro. Mi dissero che il giorno dopo tutti avrebbero dovuto rilasciare una dichiarazione; che sapevano di me ma non mi avevano trovato sul posto e che quando avevano chiesto dove fossi nessuno aveva risposto. Io e la mia compagna, Paula, eravamo in hotel quando ci chiamarono e ci diedero la notizia. In quel momento entrammo in meditazione e riflessione per capire come agire. L’organizzatore del ritiro, Hugo, ed il proprietario del complesso turistico ci chiamarono e suggerirono di andarcene via il più presto possibile con un taxi, perché la polizia stava arrivando a prenderci in hotel, ma noi decidemmo di restare e di non scappare. Il giorno dopo, alla mattina, arrivarono 6 poliziotti a prenderci per portarci in commissariato. Ovviamente controllarono anche tutti i nostri effetti personali.

Al commissariato accade il miracolo, quelle cose indescrivibili che succedono nei film e che sono un esempio perfetto di ciò che la magia della vita può far accadere. Presumibilmente avremmo commesso vari crimini nell’organizzazione di questo ritiro. Dopo aver raccolto le deposizioni di tutti, più di 40 persone durante un’intera giornata, arrivarono alla conclusione che dovevano lasciarci andare, la causa è molto complessa da spiegare: era vero che avevamo commesso alcuni reati, ma non era chiaro se fossero crimini o reati minori… erano penalizzabili o no? Ma a parte questo, lessi sui volti dei poliziotti che non potevano in alcun modo associare ad un’organizzazione criminale più di 40 persone, delle quali nessuna aveva l’aspetto del delinquente e che dicevano la verità riguardo la loro ricerca spirituale, i cui organizzatori dicevano la verità su ciò che facevano e perché. Sebbene sembrassero bugie, decisero di crederci e di non portarci in prigione per motivi complessi e ignoti inerenti il mistero della vita. Ma prima di lasciarci andare ci redarguirono per bene a causa dei seguenti motivi: uno dei facilitatori di Ayahuasca International mentì durante la dichiarazione; secondo, portammo del tabacco (rapé) dalla Colombia, quando si suppone che in India abbiano un ottimo tabacco; e il terzo motivo fu perché con un visto da turista non si possono organizzare attività di lavoro in India.

Per quanto riguarda l’Ayahuasca non se ne trovò nemmeno una goccia da nessuna parte. Sparì letteralmente. Ma riguardo a questo miracolo scriverò un altro articolo. Ad ogni modo, invieremo un po di Ayahuasca dalla Spagna all’India perché possano analizzarla e verificare che non è una sostanza proibita, e che non danneggia la salute. Tutto questo con l’intento di regolarizzare la situazione a livello legale e poter tornare in India quanto prima possibile per organizzare ritiri in vari luoghi.

Abbiamo già assunto avvocati e consiglieri imprenditoriali in India giacché andremo ad aprire la prima Clinica Ayurveda & Ayahuasca per il trattamento di malattie e dipendenze, la quale poi sicuramente si trasformerà in una specie di Ashram, visto che tutti sanno che dietro al lavoro con l’Ayahuasca c’è un vero e proprio cammino spirituale, al quale, per quanto gli possiamo imprimere un carattere psicoterapeutico, la gente riconosce un movimento verso il risveglio della coscienza, portatore di grandi cambiamenti di vita.

Il mio viaggio è poi continuato per due settimane, durante le quali ho potuto compiere diversi studi sulla medicina ayurvedica e allopatica in una clinica di Cochin. Poi siamo partiti alla volta di Varcala, sulla costa sud-ovest affacciati sull’oceano indiano, dove abbiamo trascorso alcuni giorni di “ispirazione”, per rilassarci e ricaricare le batterie di energia pura, pulita, dolce, calda e naturale che ci siamo portati dentro nell’anima.

Prima di partire dall’India ho pensato di dare una mano a Hugo nell’espansione internazionale della scuola, visto che lui è proprio il direttore a capo di questo settore, così ho testato la reazione del pubblico indiano nei confronti de l’Ayahuasca; mi sono reso conto però, poco a poco, che stavo andando incontro ad una situazione molto peculiare che mi avrebbe permesso una volta ancora di abbandonarmi alla fiducia, fluire e guardare tutto ciò che succedeva con trasparenza e comprensione.

Uno degli uomini a cui è andata peggio in questa unica cerimonia in India è un Guru, venuto per provare l’esperienza de l’Ayahuasca accompagnato da alcuni suoi discepoli. Si è fatto una notte di quelle che non auguro a nessuno, vomitando quasi tutta la notte, soffrendo e non lasciando che nessuno venisse in suo soccorso; il giorno dopo durante la condivisione psicoterapeutica quando fu il suo turno di parlare e raccontare la sua esperienza non diede dettagli di alcun tipo ma disse: “L’AYAHUASCA È PER TUTTI E TUTTI QUANTI DOVREBBERO CONOSCERE QUESTA MEDICINA”

Avrei voluto parlare di più con questo Guru spirituale, ma già dopo la retata non mi è stato possibile parlargli più. L’unica cosa che vidi fu il sorriso stampato in faccia, una allegria e freschezza senza limiti, come un bambino appena nato messo in una situazione imbarazzante; a un buon momento colse l’opportunità, mi si avvicinò da dietro e mi disse: ”Per favore, avresti delle monete dell’Europa da regalarmi? Perché io ne faccio la collezione”. Gli diedi tutte le monetine che avevo della Spagna, del Regno Unito, di Svizzera e Messico   e mi disse con un espressione da bambino felice: “GRAZIE” mentre giungeva le mani e abbassava leggermente il capo, tipico modo di salutare in India.

Questo è lo stesso gesto con i quale sono tornato in Spagna, un gesto di umiltà (una cosa che non mi appartiene) per essere venuto in contatto con gente che sembra di un altro pianeta. Il regalo autentico e sorprendente è stato il paesaggio umano che l’India mi ha offerto.

Sono andato a fare un incursione tra la gente indiana e la gente indiana mi si è installata dentro. In genere succede quando ci apriamo ad un indagine esterna, crediamo di andare a vedere, conoscere, investigare, verificare… ma alla fine siamo osservati e posseduti da ciò che volevamo indagare. Un’autentica lezione del mistero della vita.

Quello che era sembrato un gran panico si è trasformato in una grande comprensione.

Alberto José Varela

nosoy@albertojosevarela.com

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