SEI PRONTO: sono state le ultime parole che mi ha detto prima di entrare dove avrebbe avuto luogo l’esperienza magna della mia vita.

UN DOCUMENTO DETTAGLIATO E PRECISO DI UN PROCESSO DI TRASFORMAZIONE E PARTE DEGLI INNUMERABILI BENEFICI CHE PORTA IL LAVORO CON AYAHUASCA

L’incontro tra me e la coscienza cosmica, la guarigione del mio corpo fisico, grazie alla guida dell’Ayahuasca e della squadra di Inner Mastery International.

 

Introduzione

Non avrei mai sognato di poter avere un’esperienza simile a questa, ma soprattutto non avrei mai immaginato di arrivare ad espormi tanto, a livello personale, come farò ora in questo articolo, raccontando cose che, se io stesso avessi letto una settimana prima, scritte da un’altra mano, le avrei considerate quanto meno fantasiose, delle fanfaronate illusorie, per non dire menzogne. Ebbene, questa è per me “l’uscita allo scoperto” visto che, in questo momento della mia vita, sento di non avere nulla da perdere e nessuna immagine da salvaguardare. Ti ringrazio in anticipo se vorrai dedicare il tuo tempo per leggere queste 8 pagine dove esporrò intimamente e privo di difese il mio processo di trasformazione personale. Il senso del metterlo per iscritto, lungi dalla vanagloria personale alla quale non sono assolutamente interessato, è insito nel desiderio che possa servire, anche fosse solo ad un altro essere umano, a far sapere che la guarigione fisica e l’evoluzione sono possibili.

Sono entrato in contatto con l’Ayahuasca per la prima volta ad aprile di quest’anno, il giorno del mio 30° compleanno mi sono fatto questo regalo, per cui si supponeva sarebbe stata un’esperienza interiore facente parte del mio esplorare il mondo dell’autoconoscimento e della crescita personale, che vado percorrendo ormai da 6 anni. Dopo quasi 5 anni di psicoterapia individuale e 6 anni di formazione intensiva e diversificata – con oltre 40.000 € spesi in questo processo – la sessione di Ayahuasca sarebbe stata, per me, soltanto un ulteriore passo lungo questa via di sviluppo umano così lunga, dura e costosa. Di sicuro me li ero pagati per bene, i miei maestri e terapeuti.

Gli ultimi mesi prima del ritiro non stavano andando bene… i problemi gastrointestinali che mi portavo dietro da circa 4 anni continuavano a tormentarmi, complicandomi la vita e facendomi indugiare nella rabbia e nell’odio, mantenendomi costantemente irascibile, con tutti e con me stesso. D’altra parte stavo cercando di ristabilire la relazione con la mia compagna, relazione che avevo messo in “stand-by” da alcuni mesi, dopo 9 anni di rapporto e 6 di matrimonio. La crisi dei 30 aveva colpito duramente la mia compagna e tornare insieme stava diventando una situazione difficile da sostenere, mandandomi continuamente in crisi e riempendomi di dubbi e confusione su ciò che volevo veramente. Anche la sfera lavorativa, come terapeuta a supporto di processi individuali e di gruppo, non vedeva i suoi momenti migliori, nonostante la mia agenda fosse piena come non mai e io continuassi a tenere corsi. Mi trovavo sommerso di dubbi riguardo all’effettiva utilità delle terapie che mi erano state trasmesse e sulle quali mi ero formato. Né la supervisione continua né i casi di successo terapeutico mi convincevano troppo che fosse di qualche utilità, per me stesso e per gli altri, poiché i cambiamenti erano lenti e talvolta insussistenti nel tempo.

Con tutto questo, sono arrivato alla casa del ritiro con una sensazione di paura interna che tentavo di dissimulare e di cui mi vergognavo, visto che a 30 anni suonati avrei dovuto essere una persona distinta e ragguardevole, come mi ero ripromesso di essere. Sebbene mi avessero parlato bene dell’organizzazione dei ritiri, mi pesava fidarmi di queste persone che stavano facendo un sacco di soldi con una pianta che si suppone essere sacra… non mi quadrava per niente tanta pubblicità sui social network e i titoloni a caratteri cubitali sul web. In particolare mi pesava fidarmi del gran capo, Alberto Varela, che avevo visto parlare in qualche video e che mi era sembrato alquanto arrogante e solenne.

Insomma, la prima sera prima della toma ero molto nervoso, provavo a controllarmi con scarsi risultati. Mi ha aiutato invece ascoltare le spiegazioni di Alberto, il quale dal vivo mi ha trasmesso molta più fiducia, sebbene continuassi a percepire un certo disgusto per qualcosa a cui non ero in grado di dare un nome. Mi ha aiutato anche il fatto che mi è stato permesso di fare tutte le domande per chiarire i dubbi che avevo. Tutto sembrava sicuro, ma qualcosa dentro di me continuava a preoccuparmi, nonostante alcuni partecipanti veterani avessero provato a tranquillizzarmi con le loro storie. Ricordo, quando ci siamo preparati alla toma, che ricevere l’Oskaya per mano di Alejandra è stato un regalo bellissimo, mi ha lasciato in lacrime di gioia sul mio materasso… è stato il momento migliore della mia prima sessione, perché ciò che è venuto dopo non è sato per niente gradevole. La dose era troppo piccola per essere la mia prima volta e non mi aveva prodotto nessun effetto percettibile. Ricordo tuttavia di essermi sentito bene con lo stomaco, cosa di cui potevo festeggiare, visto che ultimamente mi sentivo male anche solo a bere acqua. Dopo alcune ore ancora non sentivo nessun effetto, provavo a stare tranquillo e concentrato ma non succedeva nulla, così ho deciso di chiedere il rinforzo. Non so se sia stata la paura oppure il fatto che le due dosi si sono sommate l’una all’altra, ma ciò che è successo dopo è qualcosa che potrebbe essere paragonato ad una fuga del finesettimana al purgatorio. Ho vomitato tantissimo, fino a sentirmi così debole da finire in posizione fetale e senza potermi muovere per tutto il tempo della sessione, tanto che quando ci è stato permesso di andare a dormire ho dovuto raggiungere la stanza quasi a gattoni.

Il giorno dopo mi sono svegliato senza alcun disagio, ma anzi con un certo benessere e soprattutto con una chiara comprensione, che l’Ayahuasca mi aveva mostrato, in maniera evidente e senza andare per le sottili, cosa mi stessi portando dietro da tutta una vita: il gusto del controllo, la paura e il giudizio su qualsiasi esperienza. Integrare questo alla mattina, con il lavoro di gruppo, è stato molto importante e mi ha aiutato ad avere un’esperienza meno traumatica la sera successiva, dalla quale, nonostante non abbia avuto alcuna sensazione fisica particolare e nemmeno una qualche minuscola informazione, sono uscito molto contento, poiché nel seminario del pomeriggio ho potuto lavorare in maniera profonda un tema importante, che si è concluso con un lungo abbraccio guaritore con Oscar, uno dei facilitatori.

Nell’arco di un mese o poco più, tra il primo ritiro e questo secondo, non si erano prodotti grandi cambiamenti nella mia vita, eccetto il fatto che potessi avere più accesso alle mie emozioni e che dopo un discorso a cuore aperto con la mia compagna ho potuto riavvicinarmi a lei. Il mio colon irritabile continuava ad infastidirmi e sentivo che il mio lavoro terapeutico diventava sempre più debole e meno efficace. Sentivo che, forse, se avessi continuato ad avere esperienze potenti e rivelatrici con l’Ayahuasca, sarebbero potute essere utili al mio processo, così ho deciso di continuare a partecipare ai ritiri, questa volta magari di 3 giorni, con l’illusione che la cerimonia sarebbe stata guidata da uno sciamano dell’amazzonia. Sono arrivato con meno paura e insicurezza, visto che già conoscevo il luogo e alcuni partecipanti e sapendo che l’Ayahuasca non mi avrebbe fatto alcun danno, tuttavia ero ancora un po’ nervoso. Conoscere lo sciamano è stato deludente all’inizio, non so perché, anche se poi ho cambiato idea. La prima sera avevo deciso di lasciarmi coinvolgere completamente nell’esperienza, la dose che ho ricevuto era maggiore rispetto a quella del primo finesettimana e l’effetto non si è fatto attendere. Era sostenibile questa volta, e ho sentito come se il mio corpo si facesse piccolo piccolo per dare spazio al mio Sé e ad ogni respiro il mio corpo poneva un limite all’anima, la quale sembrava volesse uscire. Sono riuscito a sotenere abbastanza bene l’esperienza, ma non sono riuscito a lasciarmi andare del tutto, continuavo a controllare incoscientemente, giudicando con paura.

Conoscere e arrendersi alla madre celestiale. La connessione profonda con il Sé e la gioia di vivere.

Il miracolo, lo chiamo così perché non c’è altro modo definirlo, è avvenuto la seconda notte del secondo ritiro con Ayahuasca International. È molto importante per me sottolineare che sono sempre stato una persona pragmatica e che, nonostante la mente possa capire tutti questi concetti di “siamo tutti uno”, “tutto è dentro di noi” ecc… non ero mai arrivato a credere veramente in qualcosa di spirituale o di mistico che non fosse spiegabile con la mente e sebbene ne avessi avuto qualche esperienza di picco, della durata di qualche secondo, segretamente disprezzavo e mi burlavo di tutto ciò di provenienza esoterica, magica o che avesse a che fare con qualcosa che non mi fosse possibile percepire. Ero convinto che si trattassero di modi per fuggire dalla realtà umana con la quale, finora, credevo non vi fosse rimedio se non rassegnarvisi. Non avrei mai pensato di vivere, né tantomeno di raccontare pubblicamente, nulla che assomigliasse anche solo lontanamente all’esperienza che sto per descrivere.

In quella prima sera il mio proposito era di lavorare sul coinvolgimento, credevo di essermi fidato la sera precendente, ma non mi ero abbandonato del tutto. La toma ha fatto effetto dopo pochi minuti e rapidamente ho sentito il mio corpo espandersi, anche più della notte precedente… un mare di visioni della classica geometria sagrada si sono presentate nella mia mente e io continuavo a ripetermi “mantienile, mantienile, mantienile” che altro non era che un modo per dire a me stesso “impegnati”. Le visioni si sono fatte sempre più parte di me, fino a non essere più soltanto visioni, ma parte dell’esperienza totale, le vedevo, le sentivo, le vivevo. Ad un certo punto ho visto come delle canne di bambù, con tanti nastrini colorati, che operavano nella mia zona gastrointestinale. Non c’era nessuno, solo questa energia che mi guariva… mentre lasciavo che questa “cosa” facesse il suo lavoro sottile, in modo rapido e indolore. Ho sentito che questa energia effettivamente mi stava guarendo i problemi all’intestino. Quasi senza rendermene conto, dopo questa esperienza il mio corpo ha cominciato a disintegrarsi e a fondersi allo stesso tempo: era come arrivare a casa, come si suol dire… in realtà non mi ero mosso da nessuna parte, ma sentivo di essermi unito a qualcosa nel mio plesso solare che inondava tutto, trasformandomi progressivamente in questo “tutto”. Non posso descrivere a parole la magia di ciò, ma era qualcosa di simile allo scintillare di milioni di piccoli raggi di luce dei colori più disparati. La sensazione di pace e di armonia erano tali che non so se potrò mai ripetere un’esperienza simile, in questa vita… era come stare di nuovo nel ventre materno, come essere al cospetto di Dio, essendolo io stesso, sebbene questa presenza fosse chiaramente femminile e materna, talmente calda, accogliente e tenera che era. Si curava di me e mi sosteneva come una madre fa col proprio bambino. Sono stato uno con l’universo e ho potuto, per la prima volta in vita mia, riposare per davvero, abbandonare il controllo, fidarmi, accettare, essere coinvolto in questa forza misteriosa dell’universo che si era aperta a me e in me, allo stesso tempo, e che non mi avrebbe mai più abbandonato. In seguito, molto lentamente la sensazione è diminuita e io ho recuperato la coscienza del mio corpo. È stato come un viaggio di ritorno di questa coscienza cosmica al mio piccolo corpo umano. Ora mi fidavo, accettavo ed ero totalmente coinvolto in ciò che stava succedendo, senza provare a controllarlo assolutamente. Nella via del ritorno, ho visto chiaramente quelli che vengono chiamati “esseri di luce” o energie pure, apparse di fronte a me in forma di piccole luci sfocate, che si spostavano le une sulle altre per cedersi il passo, come fossero decine di buddha, angeli o esseri illuminati, che si rallegravano del fatto che fossi giunto lì, per poterlo poi raccontare e condividere. Non ho percepito nessuna presenza negativa o oscura e, anche se vi fossero state, le figure luminose che mi accompagnavano lungo la via del ritorno le avrebbero prevaricate.

Una volta tornato nuovamente cosciente del mio corpo, ho sentito che questo avrebbe cambiato la mia vita. Sentivo una fiducia piena e assoluta nell’esistenza, nella madre celeste – come mi piace definirla – sapevo nel profondo, senza alcun dubbio, che il giorno in cui avrei lasciato questo corpo, sarei tornato da lei, da dove provengo. Sapevo che niente avrebbe potuto strapparmi questo, andasse come andasse, questa esperienza sarebbe stata per sempre dentro me, nel mio Sé, nel mio cuore di umano. Sapevo che essa era dentro me e non solo in me, in realtà, ma in tutti gli esseri senzienti dell’universo, sebbene in quel momento mi sentissi speciale e diverso dagli altri, per aver vissuto quell’esperienza. Solamente con la mente ho capito che questo non poteva essere esclusivamente un mio patrimonio. Ma la gioia più grande mi è derivata soprattutto dal fatto che “la sostanza di cui tutti siamo fatti” è “buona e generosa” e desidera solamente che evolviamo. Ho sentito che qualsiasi cosa avrei visto di lì in avanti sarebbe stata buona, sebbene al momento non potessi vedere, sapevo che potevo fidarmi, accettare e farmi coinvolgere in qualsiasi esperienza a cui la vita mi avrebbe sottoposto. Il resto della notte è stato uno spettacolo di informazioni continue: arrivava un pensiero e automaticamente lo risolvevo in maniera profonda, ho conosciuto più cose sul mio carattere e il mio ego in queste poche ore fino al mattino che in 6 anni di studio e sperimentazione profonda della mia mente, delle mie emozioni e dei miei istinti. Perfino vomitare è stato magico. Ricordo che lo facevo ridendo sotto i baffi e che ho visto chiaramente cosa stava uscendo dal mio corpo: parassiti. Era già un po’ che mi ero convinto che i miei problemi gastrointestinali dipendessero da qualche parassita… avevo seguito un lungo e complesso protocollo vermifugo, che a malapena aveva prodotto dei miglioramenti e che mi aveva reso paranoico, ma vomitando ho visto chiaramente quali fossero i veri parassiti: il giudizio, il controllo, il mettere l’etichetta “bene “ o “male” a qualsiasi esperienza, il voler controllare fino al più piccolo dettaglio della mia vita… questo era ciò che mi bloccava l’intestino, e ora, non solo ero stato operato da una forza amorevole e compassionevole ed ero stato accolto in un oceano di coscienza e di pace, ma anche mi ero liberato da me, con amore, di quei parassiti che mi sciupavano la vita, non senza prima averli ringraziati per aver provato a proteggermi. Era la paura che li creava e che non mi permetteva di fidarmi, facendomi giudicare e controllare ogni istante. Ora non ne avevo più bisogno… ERA TUTTO OK.

Il giorno dopo non mi sono svegliato così “illuminato come speravo di essere”, ma ho proseguito il ritiro sentendomi più coinvolto, l’intestino non mi dava tanto fastidio, ma non c’era stato nessun cambiamento miracoloso. A mezzogiorno ho cominciato a preoccuparmi perché non trovavo più il mio taccuino, il quale era particolarmente importante, giacché all’interno avevo preso delle note dei diversi seminari a cui avevo partecipato da gennaio e vi erano anche molte note prese di ciò che era accaduto la notte prima – comprese le centinaia di informazioni che avevo avuto – per cui averlo perso, per me, sarebbe stata una disgrazia, visto che una delle cose che mi avevano perseguito a vita erano proprio la cattiva memoria e l’incapacità di ricordare scoperte importanti. Siccome non potevo tenerle a mente ed integrarle, avevo l’ossessione di appuntare sempre tutto, al punto di non andare mai da nessuna parte senza tutte quelle scoperte e conoscenze. D’altra parte la casa, verso metà pomeriggio, aveva cominciato a riempirsi di una marea di nuovi partecipanti al ritiro, per cui ho cominciato a sentire che mi veniva meno dello spazio vitale. Mi sono venuti i nervi a fior di pelle, il carattere e l’ego hanno cominciato a prendere il sopravvento, rovinando tutto il lavoro del giorno precedente. Alla sera non ero per niente tranquillo e non avevo neppure conservato la sensazione di fiducia della sera anteriore. Che delusione, ho pensato, è stata una delle tante esperienze che non ho integrato… per fortuna mi sbagliavo. Prima di cominciare la preparazione alla toma, ho incrociato Alberto, al quale ho chiesto di parlare un attimo. Ero sorpreso di come restasse tranquillo con tutto il baccano che c’era per la gente nuova. Gli ho raccontato dall’inizio la mia esperienza della notte precedente, aspettandomi una sorta di riconoscimento, come avevo sempre fatto con tutte le figure alla quali conferivo una certa autorità, come ad esempio il papà. Ad un certo punto mi ha fatto una domanda che mi ha lasciato impacciato per un momento: Alberto mi aveva chiesto se in qualche occasione avessi dubitato di lui e dell’organizzazione. In quel momento sentivo il mio ego farsi da parte e ho risposto, senza pensarci, un chiaro e tagliente SI. Però visto che mi stava giungendo un informazione e un brivido di allegria aveva percorso il mio corpo, gli ho raccontato di come la sfiducia in realtà fosse un mio riflesso, che tutto ciò che scaricavo su di lui, tutto ciò che non mi piaceva di lui e della sua organizzazione, in realtà parlassero delle mie zone d’ombra. In quel momento mi sono sentito libero e avevo assolutamente bisogno di dargli un abbraccio, per il regalo che mi stava facendo, per essermi reso conto che è tutto dentro di me e che non posso vedere nulla all’esterno che non sia una proiezione di ciò ho dentro. Quando poi Alberto mi ha detto “sei pronto”, mi ha assegnato un posto per la toma vicino a lui e ha spiegato la scena della domanda e dell’abbraccio di fronte alle 80 persone prima di cominciare, mi sono sentito speciale, ovviamente, visto che una parte dell’ego si compiaceva di essere stata riconosciuta dal “padre” il quale mi aveva fatto sedere “alla sua destra”. Mi sono sentito speciale per aver usato il mio esempio di sfiducia infondata come specchio per gli altri partecipanti.

Ho cominciato la sessione sapendo che l’Ayahuasca sarebbe stata più forte stavolta, sicché mi aspettavo come minimo un’esperienza simile a quella della sera prima. Avevo deciso di lavorare sulla gratitudine e la compassione, poiché la sera precedente il picco massimo aveva riguardato solo me, lasciando gli altri in secondo piano, sapevo (e stavolta con la mente) che così non sarebbe stato completo, che avrei dovuto includere anche gli altri esseri che mi accompagnavano in questa esistenza e, soprattutto, connettermi con la gratitudine per aver avuto l’opportunità di vivere questa unione, guarigione e questo mare di informazioni. Dopo quelle che mi erano sembrate diverse ore, da che avevo assunto l’Ayahuasca, ancora non succedeva nulla, ma io ero tranquillo, accettavo il fatto che avrei anche potuto non sperimentare come la sera prima, anche se intimamente lo desideravo molto. Né quella notte né, credo, mai più tornerò a vivere qualcosa di tanto potente, ad ogni modo lo accettavo e non ero rassegnato come avevo fatto in altri momenti. Avevo deciso di passare la notte tranquillo, ascoltando la musica e restando in contatto con tuttto ciò che la mia madre celeste mi avrebbe mandato, fosse stato anche noia o malessere, come in altre sessioni. Sentivo in effetti un leggero malessere allo stomaco, tipico ad ogni toma, che potevo sostenere, nonostante poi nelle due ore successive abbia vomitato fuori tutta l’Ayahuasca e anche un poco di acqua, poiché ero completamente vuoto. Una volta finito mi sono sdraiato di nuovo e qui è avvenuto il secondo miracolo. Innanzitutto potevo sentire chiaramente qualcosa che passava per il mio intestino, in maniera travolgente ma senza dolore, da sotto a sopra fino ad arrivare allo stomaco, per poi dissolversi senza lasciare traccia. In quel modo il malessere che sentivo dopo il vomito era scomparso del tutto, mentre una sensazione di benessere inedita, come non avevo mai sentita prima, andava inondandomi. Era cominciata fisicamente e mi sentivo davvero bene, poi era salita alla testa e mi si è stampato in faccia un sorriso di felicità assoluta che mi è rimasto fino al giorno dopo, talmente era spontaneo. Non avevo mai vissuto niente di simile, una gioia e una felicità sconosciuti che non se ne andavano, sentivo qualcosa che non può essere espresso a parole ma che posso provare a delineare approssimativamente: il mio corpo si era rilassato a un ivello mai visto, ho abbandonato il controllo e all’improvviso la mia mente si è svuotata completamente dai pensieri, stavo sperimentando uno stato di meditazionee profonda con gli occhi aperti, in pieno contatto con il mondo circostante. Ricordo momenti nei quali prendevo coscienza che non stavo pensando a niente che crucciasse la mia mente, così ho ricevuto un informazione che riassumeva varie domande esistenziali, e la risposta finale era sempre la stessa: È TUTTO OK, è tutto perfetto così com’è, perché perfetta è la mia madre celeste e l’esistenza che da lei emana. Ricordo questa frase che rimbombava nella mia mente ogni qual volta un pensiero la occupava, e subito dopo il mio sorriso si faceva sempre più ampio e dolce. Il resto del tempo potevo solo dilettarmi nella gioia assoluta che mai avevo sentito prima. Tutto era davvero perfetto, ricordo che ogni persona che vedevo dal mio posto mi sembrava bellissima e completa, volevo toccare e abbracciare quelli che mi passavano vicino, una sensazione di fratellanza genuina, non c’erano differenze tra noi, eravamo la stessa cosa. Ricordo anche un’altra frase ricorrente: SEI GIÀ ARRIVATO. Vedevo Alberto da lontano e gli trasmettevo questo pensiero “Sono già arrivato fratello, grazie per avermi gudato fin qui”. Ora, con il senno di poi, posso dire, senza paura di essere giudicato né tacciato di essere un bugiardo, che quella notte mi sono illuminato e che sono stato un Buddha per alcune ore, ma senza sentirmi speciale o distinto, tutti i parteciapanti del ritiro sono stati dei Buddha quella notte, alcuni lo hanno sentito, altri no, ma ho visto chiaramente che non ero l’unico ad aver raggiunto quello stato. Per esempio è stato bellissimo quando sono dovuto andare in bagno a urinare e ho trovato un altro partecipante, che ho abbracciato pieno di gioia chiamandolo fratello, non perché fosse un gergo tra partecipanti veterani o tipico dei facilitatori, ma perché così lo sentivo, e ci siamo fusi in uno degli abbracci più belli che io possa ricordare nella mia vita. In seguito ho deciso di uscire a vedere le stelle, passeggiando nei dintorni del posto, ricordo che tutto era perfetto ed armonioso e che non lo potevo credere. La gioia e la felicità non finivano nel mio petto, mi sono poi steso sull’amaca alla luce delle stelle, mentre le ammiravo pieno di amore fraterno e di una convinzione talmente grande che eravamo la stessa cosa, che alcune mi sembravano addirittura familiari, come se le avessi conosciute “prima”. La notte è proseguita in questo stato di amore puro e di gioia che non mi abbandonavano, tanto che ho pensato che sarebbe continuato per sempre. Di fatto, la mattina dopo ho sentito esattamente la stessa sensazione, magari un po’ meno intensa, ma quel sorriso un poco tonto e celestiale era ancora là, sulla mia faccia, e ci è rimasto fino a sera, quando sono tornato a casa. Volevo abbracciare tutti quanti, con l’anima, mi sono avvicinato a persone verso le quali i giorni precedenti avevo sentito rifiuto e mi sono fuso con loro, e con tutti quelli che incrociavo, in abbracci e sguardi pieni di fratellanza. Mi sono sentito davvero benedetto per quell’esperienza che sapevo, nel profondo di me stesso, mi aveva cambiato giorno per giorno, tanto che mi ero riproposto di non tornare a casa senza prima aver abbracciato tutti quanti ed aver augurato loro le migliori cose per l’ultima toma, alla quale io non avrei partecipato, giacché ne avevo avuto abbastanza e non so cos’altro avrei potuto trovare ancora. Per il momento sentivo che ero arrivato dove dovevo arrivare.

Il ritorno alla deludente eppur speranzosa realtà umana

Mentre tornavo a casa con questo sorriso di gioia assoluta, ho sentito nel cuore che se in quel momento avessi avuto un incidente mortale non mi sarei attaccato alla vita… ero pronto per morire, non con la testa ma con il mio Sé, sentivo che per me ciò che avevo vissuto era stato sufficiente, di fatto perfetto, e che avrei abbracciato qualsiasi cosa la vita avesse portato, poiché la FIDUCIA, l’ACCETTAZIONE e il COINVOLGIMENTO si erano annidati in me, non solo nel cuore ma nel mio Sé superiore. È stato un viaggio di ritorno molto bello, anche se, come avevo sospettato, questo stato di “grazia” non sarebbe durato per sempre. Rientrando nella città dove vivo, che si trova all’interno della “cava”, come dicevamo scherzando con gli amici dell’adolescenza, ho sentito chiaramente come questo stato si sia dissipato quasi di colpo. È stata una doccia fredda di realtà particolarmente dura, sebbene poi mi sia ricordato della fiducia che si annidava nel mio cuore, che in quel momento veniva annebbiata dall’energia “fosca” che sempre avevo percepito in quella città. Ho capito che lì cominciava la vera prova: portare nella realtà di tutti i giorni l’esperienza trascendente. Quando ho abbracciato la mia compagna non è stato così speciale come mi ero immaginato e lo stesso quando sono andato a salutare degli amici che non vedevo da mesi… mi sentivo tra il deluso e l’angustiato ma continuavo ad avere fiducia e accettazione che mi sostenevano dal profondo. Il giorno successivo erano tornate, sebbene in forma più leggera, quell’allegria e quella passione verso “ciò che c’è” che, nonostante possa non essere di mio gradimento, se non altro non giudico più, pensando che sia “male per me”. Ho capito che questo faceva parte del processo di integrazione e ho anche compreso chiaramente che quanto più ripida è la salita, più dura è la discesa, sebbene non possa dire di essere caduto, ma più che altro atterrato in maniera prima rude e poi dolce. Era tornato anche il sorriso, meno esagerato, ma che guadagnava terreno sulla delusione del giorno prima, conducendomi ad uno stato più sereno, senza tuttavia giungere ai livelli di pace e gioia del giorno prima. Comunque il cambiamento era evidente, la parte profonda che aveva vissuto quella meraviglia non se ne era andata, nonostante la delusione iniziale del non poter stare tra cielo e terra allo stesso tempo, che la offuscava.

La vera sfida è arrivata giorno dopo giorno, con la routine ed il tran tran giornaliero. Voglio specificare che il mio atteggiamento e la mia presenza sono cambiati totalmente, con la mia compagna, con i miei genitori, con i miei amici, perfino con i passanti che incorcio per la strada, ma soprattutto con i pazienti che accompagno in processo, tanto a livello inividuale con le consulenze, quanto a livello di gruppo con la formazione. Ora “vedo” molto meglio, percepisco il loro dolore e lo osservo con affetto e con pazienza, senza che mi pesi e senza volerli riscattare da nessuna esperienza che stanno vivendo. Mi sono dichiarato impotente, come dice il mio fratellino Sergio… capisco che il loro dolore è parte del processo fondamentale di evoluzione. Rispetto molto di più il prossimo e non desidero convincere nessuno di un bel niente, si è annidato in me un sentimento di compassione in continuo sviluppo con il quale voglio lavorare. Notevole è anche l’elevatissimo livello di fiducia nella vita che si è depositato in me con quest’esperienza, ho abbandonato il controllo quasi completamente e sono realmente immerso in ciò a cui la vita mi conduce, con la convinzione di essere capace di sostenerlo e accettarlo. A livello fisico posso dire che il mio colon irritabile è guarito al 99%, ora posso mangiare di tutto senza timore di sentirmi male e percependo l’energia dell’alimento… solo questo per me è già una prova del potere curativo miracoloso dell’Ayahuasca, una medicina per la coscienza ma anche per il corpo. Sono molto più rilassato a tutti i livelli, lasciare da parte il controllo mi ha fatto bene, molte persone questa settimana mi hanno detto che mi è cambiata l’espressione del viso, che è sparita quasi del tutto quella rigidità che mi tormentava e ammorbava da che ero bambino. Sento anche moltissima lucidità mentale e mi è migliorata notevolmente la memoria. Vi è in me una presenza nuova, penso meno, sento di più e sono soddisfatto nel momento presente.

Ad una settimana dall’esperienza posso dire che sto integrando nella mia vita, un passo alla volta, ciò che ho vissuto durante quei 3 giorni di contatto profondo con la coscienza cosmica che abita in me, grazie all’aiuto dell’Ayahuasca e della squadra di Ayahuasca International. Sento nel mio cuore un desiderio profondo di supportare altre persone, affinché possano vivere un’esperienza simile alla mia ed avere il privilegio di camminare, giorno dopo giorno, lungo questo sentiero. Oggi ho perlomeno la convinzione profonda che l’Ayahuasca e il supporto terapeutico siano strumenti potenti e molto validi per tutti coloro disposti a vedere e a mettersi in gioco per guarirsi ed evolvere come essere umano. Per questo voglio fare le mie congratulazioni e ringraziare pubblicamente Alberto Varela e la sua organizzazione, per l’enorme coraggio nel portare questo strumento in tutto il mondo. Chissà quanti anni sarebbero passati prima di decidermi di andare in foresta ad assumere Ayahuasca… grazie Alberto per averla portata in un contesto più vicino, comodo e sicuro che garantisce alle migliaia di persone che vogliono provarla di beneficiare di questo prezioso regalo. Oggi non faccio più piani per la mia vita… il mio unico obiettivo è immergermi nell’esistenza e pormi al suo servizio, avendo piena fiducia nella mia madre celeste e accettando tutto ciò che essa mi porta a vivere.

 

Estanislao Grau Martinez

Lleida, 04 giugno 2016

 

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