SONO DENTRO O FUORI? (1ª parte). Una domanda che può portarti all’inizio di una trasformazione rotonda e inevitabile.

OGNI ISTANTE PUÒ CONTENERE IL PARADISO, OGNI SITUAZIONE PUÒ SORPRENDERCI CON L’ESSENZA IMPREVEDIBILE DELL’ESISTENZA.

Per questo affermo: “Sono il godimento di ciò che vivo in ogni momento in cui sono consapevole di me stesso e della mia coscienza”.

(NELLA FOTO: Un momento indimenticabile durante un tramonto, davanti al Río de la Plata, in una spiaggia di Colonia, in Uruguay, circondato da persone e natura selvaggia, dentro di me, osservando colui che osserva e che percepisce)

 

Colui che osserva comprende, colui che percepisce pensa. L’osservazione non trae conclusioni né ha bisogno di definire ciò che vede perché il suo proposito è restituire la purezza a tutto ciò che esiste; per questo è necessario lasciare da una parte il meccanismo del riconoscimento, non c’è bisogno di riconoscere ciò che si osserva, perché l’osservazione si dedica a DISIDENTIFICARE; invece la percezione crea pensieri e conclusioni per etichettare e classificare; questo processo di elaborazione di cibo per la mente le dà energia per continuare con una vita illusoria dominando chi si identifica con ciò che pensa; la percezione si dedica a IDENTIFICARE.

Se osservi è perché c’è un osservatore e una osservazione che risveglia la consapevolezza. Se percepisci è perché c’è un personaggio e un copione che bisogna interpretare per continuare a dormire nell’inconsapevolezza.

La coscienza è obiettiva, per tanto non ha oggetto né fine, è pura, immacolata, trasparente, non crea definizioni, non trae conclusioni, non etichetta perché non ha bisogno di creare distanza né separazione con ciò che esiste; perciò quello che vede semplicemente è, e con questo dà la possibilità a ogni osservatore di fondersi con l’oggetto della sua osservazione. Se l’osservatore guarda una stella potrà vedere che la stella è una stella, non implica aggettivi qualificativi né classificazioni; questa stella può aver smesso di esistere molto tempo fa però l’osservatore la può apprezzare nel qui ed ora. È viva o morta? Esiste o è una visione del passato? Non è una cosa di cui la coscienza si preoccupa. Allo stesso modo puoi sviluppare l’osservazione obiettiva di te stesso, la coscienza può penetrare strati interni fino a raggiungere il nucleo, l’osservatore, e inoltre può fare un passo oltre e arrivare all’osservazione per fondersi con la coscienza universale. In questo spazio-tempo esiste solo l’unità e la divinità.

Per arrivare all’obiettività della coscienza (scusate la ripetizione) è necessario attraversare la soggettività della incoscienza (mi scuso per la doppia ridondanza).

All’inizio l’osservatore può osservare i pensieri, il processo di come si elaborano le conclusioni, le idee e le credenze che creano la realtà, può addirittura osservare i personaggi e le emozioni che li muovono; si può anche apprezzare l’ambiente circostante e il suo impatto all’interno, tutto quello che arriva da fuori può essere osservato, compreso quello che senti quando qualcosa viene a farti visita, un sentimento, una carezza; tutto ha il potere di creare dei pensieri; l’osservazione dell’io è una delle osservazioni più azzardate e rischiose, è come penetrare nella profondità dell’ombra, poiché è il momento in cui il potere della mente cercherà di interferire in questa visione interna, perché sa che se l’osservatore arriva a vedere se stesso al di là di ciò che la sua mente pensa, avverrà una trasformazione spontanea che darà luogo a un processo di evoluzione interiore in cui potrà raggiungere in maniera naturale la conquista dell’osservazione e la coscienza universale che la guida.

Il segreto di tale miracolo sta nel fatto che tutti i pensieri sono suscettibili di essere osservati da un osservatore che si sta risvegliando dall’illusione. Se si osserva sempre di più il pensiero, incluso il processo di creazione dei pensieri, si può giungere a colui che pensa; arrivando alla mente e osservandola si inizia a smantellare il falso potere che usava per dominare la vita e la volontà di chi ancora non si era reso conto che al suo interno aveva un falso padrone. Ma se arrivi alla mente con la mente stessa si creeranno ulteriori conflitti, giudizi e identificazioni. Molte persone credono di osservarsi ma si stanno solo guardando dall’ottica dell’incoscienza, la prova sta nel fatto che da questa osservazione nascono ulteriori divisioni e allontanamento. Ma se l’osservatore è presente può anche osservare questo fenomeno di auto inganno che la mente produce. Essa, nel disperato tentativo di mantenere il suo potere, crea degli pseudo osservatori, che in realtà sono dei suoi emissari dalle sembianze spirituali.

Quando la coscienza comincia a risvegliarsi, inizia ad avvenire l’osservazione, e con essa la nascita dell’osservatore che rappresenta la visione spirituale dell’esistenza. È un processo in cui a poco a poco si esce dal sonno e dall’intorpidimento in cui l’incoscienza dominava la vita e le decisioni.

Osservando l’osservazione dell’osservatore si disconnettono i pensieri e se ne vanno come delle nubi spazzate dalla forza della coscienza. È allora che puoi focalizzarti su ogni persona, situazione o oggetto con un atteggiamento sfacciato e di sfida figlio della disidentificazione. Di fronte a questo spazio interno di osservazione niente e nessuno potrà prendere il comando su di te, sei dentro, così dentro che arrivi a trasformarti nell’esterno che ti perseguita o ti attacca, che ti appoggia o ti ama; così dentro che arrivi a sparire in un’osservazione che include tutto.

Chi sta leggendo questo testo? Cosa percepisci o interpreti? Cosa ti fa sentire? Se puoi osservarlo senza giudizio, senza definirlo né classificarlo vuol dire che ti stai risvegliando. Adesso, così come quando mangi, cammini, respiri o ti metti davanti al sole durante un tramonto, è il momento di uscire da ogni percezione dell’esistenza per diventare l’esistenza stessa. Adesso è tutto indefinibile, per questo è infinito, eterno e profondamente commovente.

 

Alberto José Varela

nosoy@albertojosevarela.com

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