TESTIMONIANZA DI FIORELLA, ALUNNA DELLA SCUOLA EUROPEA AYAHUASQUERA A TORINO IN ITALIA.

NE AVEVO SENTITO PARLARE…FINCHÉ È STATA L’AYAHUASCA A VENIRMI INCONTRO…

Quando tutto sembra andare per il verso sbagliato, si aprono nuove strabilianti possibilità.

Ne avevo sentito parlare nell’estate del 2014, da un amico che aveva fatto l’esperienza in selva. Mi aveva detto che ne era uscito trasformato e il suo racconto mi aveva colpito, infatti, avendolo conosciuto l’anno prima, avevo notato qualcosa di diverso in lui, una luce più viva negli occhi e un modo di porsi più sicuro di sé. Poco tempo dopo, ne ho sentito ancora parlare da un altro amico che, come me, si occupava di crescita personale e con cui avevo rapporti di lavoro. Anche lui mi aveva parlato di quest’esperienza come unica e anche questa volta mi aveva suscitato curiosità ed interesse. Perciò l’idea di fare anch’io questa esperienza cominciava a frullarmi in testa e, ricordo, di aver pensato di attivarmi, chiedere, organizzarmi e partire, andare… Ma in quel momento avevo molti   problemi e pesantezze varie e di fatto non avevo modo di potermi allontanare dalla mia città. I mesi successivi furono ancora più complicati, con mia madre sempre più gravemente ammalata e con serie difficoltà di ordine economico, che erano motivo di ansia e preoccupazione.

Le cose peggiorarono sempre di più, fino al punto di farmi precipitare in uno stato generale di frustrazione, ove mettevo in dubbio tutto ciò che fino all’ora aveva rappresentato i punti di riferimento della mia vita. La relazione con il mio compagno si era interrotta, mia madre dopo terribili sofferenze se ne era andata, io stessa avevo subito un improvviso ricovero d’urgenza, al culmine del quale ero stata operata uscendone molto debilitata. Inoltre avevo dovuto vendere una casa a cui tenevo molto per far fronte alle necessità economiche e anche nel mio lavoro stavo attraversando delle difficoltà.  Soprattutto non riuscivo più a trovare quella soddisfazione che pure aveva animato e dato forme a tutti i valori in cui credevo. Mi sentivo punita ingiustamente dalla vita, confusa, senza più voglia e motivazione di continuare in ciò che stavo facendo e chiedevo all’Universo di darmi un segnale e farmi capire cosa stesse succedendo ….

È stato in quel momento che L’ Ayahuasca mi è venuta incontro. Tramite Facebook, con una piccola finestra che ho aperto con un semplice click. Ho letto dei ritiri che venivano proposti, di questa organizzazione, la Inner Mastery, ho letto gli articoli del suo fondatore, Alberto Varela, e della sua visione improntata alla trasformazione dell’individuo attraverso l’utilizzo dell’Ayahuasca, ma investendo soprattutto nella fase di integrazione per favorire l’aspetto evolutivo della coscienza: “integriamo per recuperare l’unità”. Ho sentito che era una possibilità che volevo darmi. Senza dubbi o tentennamenti, ho preso contatto con la responsabile in Italia e anche attraverso il telefono ho avvertito che potevo fidarmi delle sue parole, che mi dava le risposte che volevo sentirmi dire, che dall’altra parte del telefono chi mi rispondeva lo stava facendo con il cuore e con un profondo rispetto delle motivazioni profonde che erano alla base delle mie domande.  Così sono partita decisa a fare quest’esperienza, un’ora di macchina e arrivo.

Il ritiro si svolge in un posto bellissimo, immerso nel verde in una campagna di dolci colline, con i colori e i suoni della natura e dentro una chiesa del 400. Vicini vicini, scaldati al fuoco di un enorme caminetto, coccolati dalle attenzioni dei facilitatori e guidati in uno spazio iniziale per metterci a nostro agio, esprimere le nostre paure e dipanare aspettative. Io non avevo letto nulla, né mi ero documentata… l’avevo fatto di proposito, perché non volevo essere condizionata in alcun modo, ma vivere l’esperienza in modo diretto e personale. Su una cosa però ho taciuto: una paura che non osavo confessare neanche a me stessa… e che infatti ho tenuto per me, con la speranza che non si facesse viva! Una fobia che mi portavo dietro da tanti anni. Da quando piccolina vivevo al Cairo In Egitto e una notte sono andata in cucina, accendendo la luce ho visto il pavimento pieno di scarafaggi, che si muovevano veloci in tutte le direzioni. Atterrita li ho guardati con il cuore in gola, mentre mi sembrava di morire di terrore. Avevo sei anni.  In quel momento, durante la preparazione, ho cercato di allontanare quella paura, semplicemente ho guardato da un’altra parte, l’ho tenuta nascosta per benino in un angoletto della memoria, perché non si affacciasse… no… per nessun motivo doveva tornare. In qualche modo una parte di me sperava che nulla di brutto o spaventoso mi sarebbe accaduto.

Eravamo un gruppo di più di venti persone, la sensazione era di una grande armonia, ricordo di aver provato sentimenti di amore e di gratitudine verso questi sconosciuti, come me, sdraiati per terra su un materassino, in comune l’esperienza di esseri umani in cerca di qualcosa di più grande, di più importante che il semplice passare attraverso la vita. Finalmente arriva il momento fatidico e in fila, uno alla volta, assumiamo l’Ayahuasca: medicina sacra, portatrice di sanazione e di verità.  Ecco, ciò che mi ispira di lei e che me la fa amare a prescindere da tutto, l’amore per la verità. Il valore che più di ogni altro nella mia vita mi ha segnato e rappresentato. La bevo, la onoro dentro di me, mentre la sento scendere assaporando quel suo sapore un po’ strano che sa un po’ di liquirizia e poi torno al mio posto, resto seduta per un po’ in ascolto di me stessa e delle mie sensazioni. Poi mi sdraio e aspetto.

È tardi, sono quasi le 11, la giornata è iniziata presto, la notte precedente l’ho passata praticamente in bianco e forse potrei anche addormentarmi, mentre ascolto il mio respiro… È qui che comincio a vedere verde, molto verde, un verde intenso e brillante, come smeraldo. Poi vedo la giungla, ci sono alberi, rami, tronchi, foglie che si cominciano a muovere. Sono “vive”! E s’intrecciano una nell’altra in un movimento lento come una tana di serpenti. Tutto lo spazio visivo è pieno di verde e di piante in movimento. Mentre sono “incantata” in contemplazione di questa visione, l’immagine “entra” letteralmente dentro di me e “sento” un movimento lento e profondo, verde, di piante che si muovono dentro la mia pancia. Poi questa si indurisce, sempre di più fino a diventare quasi di una sorta di cartilagine e si gonfia. La percepisco ondulata, cioè come attraversata da piccoli dossi e contemporaneamente “sento” la zona dietro, anch’essa dura. Faccio per muovermi ma non posso perché è come se dondolassi sulla schiena, mi guardo e osservo che sono io, ma sono coricata in una posizione che non mi permette di stare dritta, e noto sulla pancia che ci sono delle zampette che si muovono come per aiutarsi a riprendere la posizione… Sono io e sono un insetto. Guardo con attenzione si, si tratta di uno scarafaggio, posso vederlo e contemporaneamente sentire che… sono io stessa uno scarafaggio…

Sono stupefatta, sconcertata, sorpresa… Oddio! Penso che dovrei avere paura! Invece no! Che assurdo! Sono serena… Che strano! Non c’è schifo, non paura, non orrore, ma solo tanta tenerezza e dolcezza… sentimenti delicati, che non avevo mai provato né avrei mai pensato di provare… Allora ho compreso che avevo ricevuto un grande dono. L’Ayahuasca, come una madre accudente, mi stava liberando dal mio trauma in maniera dolce e delicata. Dentro di me percepivo un’immensa gratitudine e amore per la vita, mentre il mio processo continuava in una straordinaria capacità di “vedere” dei punti focali della mia vita – dall’infanzia fino ai tempi attuali – e osservare un filo sottile che legava ogni singolo evento all’altro, conferendo la progressione perfetta di cicli di coscienza che nascono, s’intrecciano, si evolvono e si concludono nel dipanarsi dell’esperienza, per poi tornare e ricominciare un nuovo ciclo.

Tutto è durato ore, in un’attenzione totalizzante ed estremamente accrescitiva e, mentre processavo la mia esperienza, la mia capacità di pensiero era estremamente logica ed analitica. Mentre il mio pensiero “ragionava”, io mi sentivo interiormente pervasa da un amore immenso.  Solo all’alba ho ripreso la coscienza, quella ordinaria, mi sono alzata per andare in bagno e lì, davanti allo specchio, mentre mi guardavo, ho “visto” riflesso nello specchio il volto di mia madre, perfettamente sovrapposto al mio, mi ha guardato con gli occhi pieni di amore, io ho guardato lei e commossa le ho sorriso, mentre il cuore mi scoppiava di gratitudine per quest’incontro, così intenso e assolutamente inaspettato.

La mattina successiva si apre con la fase dell’integrazione, che è la parte più significativa e si svolge la mattina successiva all’assunzione dell’Ayahuasca, dove si approfondiscono le situazioni emerse durante la notte. E qui scopro tutta la portata dell’esperienza che avevo vissuto, grazie all’abilità e alla sapienza di uno psicologo spagnolo, che ha guidato e fatto chiarezza per consentirmi di “comprendere” quel che di più e di altro c’era da cogliere, dietro a questo evento.

Il ritiro termina domenica, ci salutiamo come grandi amici e si torna tutti a casa. La mia gattina quando mi vede è incerta, non mi corre incontro come sempre, ma resta schiva e non si avvicina, non subito. Questo comportamento mi incuriosisce: solo più in là saprò che accade di frequente che gli animali domestici “sentano” una nuova persona. Lunedì mi sento ancora in un mood di quiete e di apertura e ciò che provo è nostalgia. La nostalgia che in genere si prova quando sei lontano da casa.  Allora ho chiamato per avere informazioni sul prossimo ritiro, perché non vedevo l’ora di rivivere quella dimensione. Così ho saputo che da lì a due giorni, a Torino, ci sarebbe stato il secondo ciclo formativo della Scuola Ayahuasquera, cioè un corso di formazione per diventare facilitatore nell’uso dell’Ayahuasca come mezzo per l’espansione della coscienza. Che bella sorpresa! Qualcosa dentro di me si accende e, in genere, è il segnale che il mio cuore è allineato con il pensiero. Non ho dubbi è ciò che voglio!

Mercoledì mattina sono alla stazione per prendere il treno che mi porterà a Torino, e poi a Santhià. Adesso comincia la mia avventura, mi aspettano quattro giorni intensi dedicati all’assunzione, alla formazione a all’integrazione. Così, in questi quattro giorni ho avute altre esperienze, tutte molto diverse, ma tutte pregne di significato e ciò che posso dire è che ogni volta che l’assumevo mi arrivava un dono prezioso, un insegnamento che mi veniva mostrato. Poi, la mattina successiva, nell’integrazione psicoterapeutica lo stesso bravissimo terapeuta ha dato forma e sostanza a quelle visioni, a quelle esperienze sensoriali e ai ricordi connessi, perché io ne potessi fare tesoro, riportandone l’insegnamento nella vita concreta di tutti i giorni. Lo stesso avveniva per i miei compagni di avventura, con i quali ho condiviso esperienze simili alle mie e dalle quali ho appreso, tanto quanto fossero le mie.  Così sono tornata a Torino ad un altro ciclo e poi ad un altro ancora ed ogni volta arrivavo più leggera, per nutrirmi ancora di nuovi contenuti e ancora scoprire parti di me stessa e, non ultimo, arricchire la mia conoscenza sul potere di guarigione della musica, i rituali, i prodotti curativi tradizionali usati da millenni dagli sciamani.

Quello che ho potuto constatare è che qualcosa di molto incisivo avviene in profondità e lo osservo tanto su me stessa quanto sugli altri, che li ritrovo più saldi, più in sintonia con la vita e in generale più consapevoli. Di fatto è un cambiamento che stimola una nuova percezione di sé, insieme alla presa di coscienza che, al posto dei condizionamenti sociali e familiari e degli alienanti meccanismi automatici, germogliano nuovi modi di approcciare l’esistenza, rendendo la vita di tutti i giorni più ricca, più sana e più vera ed anche un nuovo modo per esprimere il proprio contributo a servizio dell’umanità.

Fiorella


Se sei interessato ai nostri Ritiri di Evoluzione Interiore oppure ai Cicli Formativi della Scuola scrivi a: scuola@innermastery.es

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