VOLERE È POTERE: VERITÀ O MENZOGNA? Mettiamo in discussione la volontà: e se ciò che vuoi, o che non vuoi, non fosse reale?

L’INDISPENSABILE GESTIONE DELLA VOLONTÀ

Uno dei punti chiave per attivare il potere personale.

 

Ciò che chiamiamo “VOLONTÀ” non è per forza potere, ma può essere anche una debolezza, a volte. Dipende dall’origine di questa volontà. A seconda di dove provenga tale volontà, potrebbe essere una proiezione del desiderio dell’ego – che fantastica sul fare cose che in realtà non ha il coraggio di fare – oppure potrebbe essere un’emanazione dell’autentica intenzione di realizzare qualcosa, a partire dal vero Sé, senza dubbio alcuno.

Viene comunemente definito “ego” quella parte infettata dalla paura, dalla colpa, dalla codardia e dall’ira, la quale ha molti attaccamenti verso le ideologie e verso gli altri. Mentre invece la parola “Sé” viene utilizzata per definire la parte più profonda, pura, amorosa, innocente e fiduciosa, la quale è libera di decidere spontaneamente secondo il proprio sentire, senza prendere misure né speculare. Queste due sono le fonti da dove può nascere la VOLONTÀ.

Le persone hanno una parte influenzabile, che dubita e che non sa mai ciò che vuole veramente, è assopita e immobile; e un’altra parte più nascosta, che sa molto bene ciò che vuole e ciò che può fare, per questo è connessa con la coscienza e il movimento.

UN ESEMPIO: nei nostri ritiri arrivano decine di persone con diverse tipologie di dipendenza: al lavoro, al cibo, a sostanze stupefacenti, alle relazioni, ad atteggiamenti lesivi, ecc. Quando domandiamo loro “Vuoi smettere di essere dipendente?” rispondono con assoluta certezza: . Dopo un po’, dopo aver approfondito ciò che comporta smettere, ciò che bisogna fare affinché questo succeda, domandiamo di nuovo loro: “Vuoi smettere di essere dipendente?” Ed è allora che comincia a venire a galla la verità, la maggioranza risponde che non vuole questo. Ma perché avviene questo cambiamento nella volontà? Come possono coesistere due volontà tanto diverse nella stessa persona? Quale delle due è genuina? Si può ottenere qualcosa che si pensa di volere, quando invece non si è disposti a fare il necessario per ottenerla?

Immergiamoci in questo tema tanto appassionante quanto illuminante, per coloro che VOGLIONO TRASFORMARE LA LORO VOLONTÀ. Mi riferisco al fatto che la VOLONTÀ si unifichi e sia profonda, genuina, impegnata, responsabile e congruente.

Come vorrei che la mia volontà fosse così sincera e determinata, che orientandola verso quello che voglio, tutto avvenga” è l’espressione che riassume l’intenzione di migliaia di persone che vengono a provare l’esperienza con Ayahuasca e psicoterapia, nei nostri Ritiri di Evoluzione Interiore.

Voler conseguire i risultati, senza tuttavia fare il lavoro necessario affinché questi giungano, è NON VOLERE. Desiderare la meta, senza percorrere la via, è NON VOLERE. Desiderare che i problemi si risolvano, senza comprenderli, è NON VOLERE. Desiderare superare i propri limiti e crescere, ma senza immettersi nel processo, è NON VOLERE. Desiderare che la vita cambi e non cambiare prima se stessi è NON VOLERE.

Quindi vi sono due fasi per la volontà: la prima designa l’obiettivo, in tale fase la volontà si manifesta positivamente, ma all’approssimarsi della seconda fase – quella che designa la via da percorrere e i passi da fare per giungere all’obiettivo – lì si manifesta la risposta negativa. La prima proviene dal Sé, che sa ciò che vuole e quindi PUÒ; la seconda proviene dall’ego, che proietta la propria debolezza e quindi NON PUÒ.

 

“TUTTE LE DECISIONI SONO ESSENZIALMENTE UNA FORZA DEL SÉ INDIRIZZATA VERSO UN QUALCHE OBIETTIVO”.

 

Si dice che “volere è potere”, ma la cosa certa è che molti vogliono… eppure non possono. Se non possono è perché la loro volontà non è reale, oppure è manipolata. Se il “potere” è soggetto alla volontà, è un potere condizionato. Quando il potere non garantisce che qualcosa possa essere realizzato, non è autentico, ma limitato. In quel caso la volontà acquisisce tutto il potere, perfino dominandolo.

Che si sappia oppure no, ciò che si vuole, è la stessa cosa, perché la volontà è condizionata da influenze esterne, le quali hanno creato una serie di bisogni e desideri legati agli altri. Quando ciò che si vuole è condizionato dal prossimo, coltivare tale volontà non porterebbe un’evoluzione interiore, ma un’obbedienza verso altri.

Fare ciò che non vogliamo, oppure non fare ciò che vorremmo, sono due facce della stessa medaglia: assenza di potere personale, disconnessione con il sentimento di dignità e inconsistenza della presa di decisione. Siamo innanzi ad una delle situazioni – o problemi – più estese tra i partecipanti ai ritiri. Delle oltre 5000 persone all’anno che partecipano ai nostri ritiri, il 90% riscontrano almeno uno di questi tipi di conflitto legati alla VOLONTÀ.

  • Non sa ciò che vuole.
  • Sa ciò vuole, ma non sa come ottenerlo.
  • Sa ciò che non vuole, eppure continua a sostenerlo.

Sono una minoranza coloro che sanno ciò che non vogliono, la maggior parte sa bene cosa vuole e cosa no, ma non riescono a rispettare tale volontà né tantomeno riescono a realizzarla. Tra il volere e il potere vi è un grande abisso. Per tale ragione approcciamo questa limitazione essenziale – presente in quasi ogni essere umano – dal punto di vista della GESTIONE DELLA VOLONTÀ, che consiste nell’approfondire l’origine di ciò che vogliamo e ciò che non vogliamo, individuando ogni impedimento alla realizzazione e smettendo di fare ciò che non si desidera. Vi sono sempre cause concrete, ma sono ben nascoste, oppure non vogliamo riconoscerle, perché altrimenti resteremmo esposti alla vera e propria manipolazione linguistica che attuiamo quando diciamo, per esempio: “Voglio, ma non posso” o “Non voglio più fare ciò che faccio, ma non so come fare per smettere”.

Dietro ad ogni tipo di espressione vi sono profonde radici. La volontà è stata contaminata dalle menzogne e dagli auto inganni.

Ad esempio: colui che dice “Voglio, ma non posso” in realtà sta dicendo: “Vorrei, ma non ho intenzione di fare ciò che devo per ottenerlo, voglio che mi arrivi senza fare nulla” oppure nel secondo caso, quando qualcuno afferma: “Voglio smettere di fare qualcosa, ma non so come farlo” in realtà sta dicendo: “Io non voglio più fare ciò che faccio, ma non voglio perdere i benefici che questo mi porta, per cui non so come smettere senza perdere ciò che mi dà”.

Quasi tutte le affermazioni legate alla volontà sono inesatte, incomplete, parziali e perfino menzognere. Il problema è l’auto inganno ed il posizionamento incorretto di fronte alla problematica individuale, dal quale non sarà possibile trovare una soluzione.

Se una persona vuole suicidarsi, perché non può cambiare qualcosa della propria vita, che la sta torturando, e si rende conto che non può fare nulla, che non c’è soluzione o che non se lo permette… è probabile che questa persona finisca per togliersi la vita. Ma se invece si rendesse conto che in realtà non può cambiare perché vi è una parte profonda e nascosta che non vuole farlo, e in seguito ammettesse e riconoscesse che tale parte le sta giocando un brutto tiro, allora comincerebbe ad essere cosciente di non essere colpevole di nulla, ma che invece è soggetta ad un programma concreto (diretto dall’ego) che include il fatto di non voler ottenere ciò che in verità vuole di cuore. I pensieri suicidi provengono in gran misura (per non dire in toto) da un sentimento di impotenza: l’individuo si rende conto che non c’è soluzione, allora decide di farla finita con tutto (perfino con la vita) prima ancora di provare a lottare contro quella parte di sé che lo tortura.

Vi sono due sentimenti che quando si uniscono producono un alterazione essenziale della volontà. Il sentimento di ingiustizia ed il sentimento di impotenza. Il secondo fa giungere alla conclusione: NON POSSO (non ho l’opportunità, non sono all’altezza, non valgo abbastanza). Il sentimento di ingiustizia fa giungere alla conclusione: NON È GIUSTO (non fa per me, non me lo merito, non ho il privilegio). Entrambe le conclusioni alterano la volontà in 3 modi:

  • La condizionano
  • La limitano
  • La modificano.

Allora a VOLONTÀ viene alterata, smette di essere pura e genuina e viene manipolata dalle variabili del sentimento di impotenza e di ingiustizia.

Molte prostitute dicono di non voler lavorare in quel campo, ma continuano a farlo. Molti delinquenti affermano di voler smettere, ma continuano a farlo. Molti uomini dicono di non essere felici con la propria compagna o con il proprio lavoro, eppure continuano a farlo. È evidente che sta succedendo qualcosa alla VOLONTÀ, deve essere gestita affinché si giunga all’armonia interiore con le azioni che realizziamo e le situazioni che manteniamo.

 

“LA VOLONTÀ CHE SI REALIZZA È UNA MANIFESTAZIONE DEL POTERE INTERIORE”.

 

UN BREVE QUESTIONARIO CHE TI DARÀ DEGLI INDIZI CIRCA LA TUA SITUAZIONE:

Con quale delle seguenti affermazioni ti identifichi?

  • Non lo faccio, nonostante vorrei farlo…
  • Non lo faccio, sebbene abbia tentato varie volte…
  • Non lo faccio, ma mi rendo conto che potrei farlo…
  • Faccio ciò che non voglio, anche se voglio smettere di farlo…
  • Faccio ciò che è dannoso per me, mi disgusta e non mi beneficia per niente…
  • Faccio cose nonostante mi sia reso conto che non voglio farle?

A seconda di quale tra questi punti ti designi, puoi determinare il tuo punto di partenza per il tuo processo di gestione della trasformazione della tua volontà, non nel senso che tale gestione ti faccia desiderare altro rispetto a ciò che vuoi realmente, ma che tu possa giungere a determinare da te ciò che realmente vuoi e cosa te lo impedisca.

Tutto ciò che vogliamo di cuore è legato con la nostra potenzialità; tutto ciò che vogliamo con la mente è legato ai nostri limiti. È l’eterna lotta tra ego e Sé. Sono la fonte dell’infelicità e della gioia.

La mente umana è una grande limitazione, può usare solo un 10% delle sue capacità, per tale motivo è fondamentalmente frustrata e tutto ciò che provenga da essa contiene il germe dell’insoddisfazione. Il cuore umano è la fonte della potenzialità, poiché contiene i semi della fioritura: la potenzialità reale di trasformarsi in un fiore aperto. Tutto ciò che proviene dal cuore è una guida verso la realizzazione.

Chi vuole trasformare la propria volontà, dovrà connettersi con il cuore, con il coraggio del proprio cuore, per trovare ciò che realmente desidera. A tal fine, gli stati espansi di coscienza concessi dall’Ayahuasca sono di enorme aiuto, essa infatti aiuta a ripulire l’organismo dalle tossine, illumina la via per la quale stiamo andando e, in più, crea un accesso diretto al Sé superiore, per trovare la VOLONTÀ occulta e autentica, tra le varie proposte dell’ego.

Se vieni ad uno dei nostri ritiri e porti con te una qualsiasi situazione legata alla tua VOLONTÀ, potrai iniziare un processo di pulizia e unificazione che ti permetteranno di scoprire le ragioni del perché non fai ciò che vuoi o del perché continui a fare ciò che non vuoi.

 

È TUTTO DI GUADAGNATO, CON L’EVOLUZIONE INTERIORE.

 

Alberto José Varela

nosoy@albertojosevarela.com

 

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